La Settimana Santa – I riti e la tradizione pugliese

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I riti della Settimana Santa sono il fulcro di ogni devozione popolare, ma rappresentano anche un’occasione di riscoperta, da parte dei visitatori, delle tradizioni di fede, storia e arte che ruotano intorno all’evento più importante della liturgia cristiana. Essi parlano di fede e di misticismo, ma sono anche testimonianza di un lascito culturale che, soprattutto al Sud, è riconducibile a secoli di dominazioni straniere, in particolare a quella spagnola, come suggerisce la forte impronta barocca degli stessi riti.

In ogni comune pugliese le celebrazioni e i rituali di festa coprono l’intero periodo che va dalla Domenica delle Palme, alla domenica di Pasqua.

La Settimana Santa comincia dalla Domenica delle Palme, quando, davanti a molte chiese, sfila la processione che ricorda l’entrata di Gesù in Gerusalemme, salutato dalle palme.

Il Giovedì Santo, secondo tradizione, si visitano i “sepolcri”, parola che appartiene, in realtà, al linguaggio popolare: la vera denominazione è “altari della reposizione”, cioè l’altare dove viene adorato Gesù Cristo Eucarestia. Nelle celebrazioni del Giovedì Santo non si ricorda, infatti, la morte di Cristo (che non è ancora avvenuta), ma l’Ultima Cena e l’istituzione dell’Eucarestia. Sugli altari, semi di vari cereali sono stati lasciati germogliare al buio per giorni, a simboleggiare l’idea di rinnovamento del cosmo coincidente con la resurrezione del Cristo. E’ evidente l’ascendenza pagana del rito che riporta al mito dei “Giardini di Adone”, a cui si è sovrapposta la simbologia cristiana. Adone, una delle più complesse figure di culto dei tempi classici, simboleggia la giovanile bellezza maschile, ma anche la morte ed il rinnovamento della natura. Tra Aprile e Maggio, le giovani donne sue devote portavano al tempio piccoli giardinetti in vaso a lui dedicati: coltivati amorosamente per tutta la durata della cattiva stagione, erano poi sacrificati al Dio rinascente al suo riapparire. Questo un po’ il senso delle offerte “in natura” presentate agli altari cristiani.

Il venerdì santo sfila la processione dei “Misteri”, fra i vicoli dei borghi antichi e le strade dei quartieri nuovi. Si ricorda il Cristo condotto sul Golgota per essere crocifisso (per questo, durante l’intero periodo quaresimale che precede la settimana santa, ogni venerdì, si celebra in tutte le parrocchie la Via Crucis). I “Misteri” del Venerdì Santo sono senz’altro tra i più suggestivi, per intensità e apparati scenografici. Essi sono animati da gruppi di fedeli sorteggiati per portare le statue dei Santi, il Cristo e la Madonna in tragiche pose. Spesso vi compaiono anche altre figure in un tripudio di gruppi statuari e macchine processionali, oltre le schiere di penitenti che completano l’apparato rituale. Essenziale il ruolo di Confraternite e Congregazioni contraddistinte da abiti particolari e affidatarie del trasporto di reliquie preziosissime.

A mezzogiorno del Sabato Santo le campane cominciano già a suonare, evidente anticipo del giubilo di mezzanotte. Nelle case di molti paesi, il suono delle campane è accompagnato dal frastuono di mazze e scope: si scacciano gli spiriti maligni e ci si prepara così ad accogliere Gesù risorto.

Culmine del Triduo Pasquale è la Veglia, la solenne celebrazione della Resurrezione del Signore. Vissuta dalla chiesa come la celebrazione più importante dell’anno liturgico, essa celebra la vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Si tratta della più ricca e lunga liturgia di tutto l’Anno, ed è articolata in modo da essere la “Madre di tutte le veglie”, la celebrazione dalla quale nascono tutte le altre.

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