Oggi il dibattito e la presentazione degli emendamenti. Domani la conferenza dei capigruppo e mercoledì prossimo si torna in Aula. Questo il cronoprogramma stabilito questa mattina per l’esame e la votazione sulla legge elettorale della Regione Puglia.
Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, in sede di chiusura dei lavori della seduta odierna, ha reso noto il programma per quel che riguarda il proseguo dei lavori sulla proposta di legge di modifica delle legge elettorale.
Il termine finale per la presentazione degli emendamenti, che si vanno ad aggiungere ai 18 già concordati in sede di Ufficio di Presidenza e a un altro presentato dal consigliere Davide Bellomo (I Pugliesi) è per questo pomeriggio.
Domani mattina alle ore 12 avrà luogo la riunione dell’Ufficio di Presidenza cui farà seguito alle 14,30 lo svolgimento della Conferenza dei capigruppo. “Auspico – ha detto il Presidente Introna – che alle 16,30 di domani possa comunicare ai colleghi che i lavori d’aula per la discussione e l’approvazione della p.d.l. possano riprendere mercoledì mattina 25 c.m.”
Il primo ad intervenire il presidente di Sel Michele Losappio che anche a nome di Disabato del Gruppo La Puglia per Vendola, ha detto che intende “attenersi esattamente a quanto concordato nell’ultimo Ufficio di Presidenza, allargato alla Conferenza dei Capigruppo”. “Stiamo per consentire alla Puglia di rappresentare – ha detto Losappio – nella maniera democratica e secondo i rigori di legge, la propria rappresentanza e ciò mi pare il fatto politico più importante. È indiscutibile che non si cambia in profondità una legge elettorale a quindici, venti giorni dalla fine della legislatura – ha precisato Losappio. Noi perciò confermiamo le decisioni assunte che sono le seguenti: si interviene sulla sentenza della Corte, si interviene sulla modifica dello Statuto da 70 a 50 e si affronta la questione della parità di genere sollecitata sia dal varo di leggi dello Stato che in questo periodo di tempo l’hanno disciplinata in altri ordinamenti amministrativi con i Consigli comunali, così come viene ripreso nella bozza dell’Ufficio di Presidenza, sia dall’iniziativa delle donne pugliesi, che ha avuto anche una traduzione di tipo istituzionale con la legge d’iniziativa popolare. I nostri emendamenti – ha concluso il presidente di Sel – confermano l’attuale legge e la modificano solo sul punto della parità di genere, sia sotto l’aspetto della doppia preferenza, sia sotto l’aspetto del 50 e 50 nella composizione delle liste, senza raggiungere quell’obiettivo del nostro emendamento, la lista non è presentabile, non è valida, non può essere convalidata”.
A fatto seguito l’intervento del consigliere Roberto Ruocco (FI) in cui ha evidenziato la volontà di “correggere delle interpretazioni che sono state date di comodo e per cercare di dare un segnale a questo Consiglio regionale perché ragioni e non si ritrovi fra sei mesi di fronte a una sentenza del TAR di Puglia”.
“Noi – ha proseguito Ruocco – ci siamo inventati un sistema, quello dei ventitré e dei ventisette, ciurlando nel manico e attribuendo quello a una specie di riedizione dell’attribuzione cinquantasei e quattordici che era prevista nella legge. Penso anche alla battaglia sulla doppia preferenza – ha evidenziato Ruocco – a questo punto non si procede al riequilibrio di genere perché alla fine non si procede alle liste separate. Il premio di maggioranza legato al presidente credo sia fuori tempo massimo in quanto, oggi, consegnando una legge elettorale che permette la proliferazione e noi stiamo mettendo il sigillo a una corruzione di costumi e di visione della politica che è grave come quella corruzione materiale. Ai corruttori di anime e ai corruttori di principi politici noi dobbiamo opporre – ha concluso Ruocco – una legge elettorale che cerchi di portare in questo Consiglio regionale gente che vuol dare, al massimo gente che vuole essere, ma non certamente gente che vuole avere”.
La consigliera del Pd Anna Rita Lemma ha centralizzato il suo intervento sul tema della rappresentanza di genere nelle Istituzioni e comunque nei livelli di governance e di guida del nostro Paese. “Le percentuali di presenza in tal senso delle donne – ha detto la Lemma – ci collocano in fondo alle classifiche mondiali e credo che, a prescindere dal punto di vista di ognuno di noi nel merito della questione in discussione, questo non sia sicuramente un indicatore di compiuta affermazione di una qualsiasi democrazia. I due principi fondamentalmente eccepiti dagli organi competenti in merito alla legge elettorale – ha precisato la consigliera del Pd – sono stati due : governabilità e rappresentatività. Una legge che non tiene conto della necessità di apportare tutte le modifiche possibili ad un sistema elettorale che ha determinato, un così evidente sbilanciamento nella elezione dell’attuale Consiglio regionale non può rispondere al principio di rappresentatività. Io proporrò e voterò – ha concluso – per introdurre la possibilità di esprimere la doppia preferenza nell’esercizio del voto e chiedo anche di evitare di votare con voto segreto. Le opinioni dei legislatori e le loro scelte devono essere esplicite”.
Per il presidente del Gruppo Pd Pino Romano, è stato faticoso portare la modifica alla legge elettorale in Aula. “Ritenevo, ritengo e riterrò sempre – ha precisato Romano – che le regole vadano scritte insieme ma se vengono scritte a ridosso di un appuntamento elettorale o con qualche pregiudizio rispetto alle proiezioni dell’ultimo dato elettorale utilizzabile per applicare la norma, si vede che la norma stessa buca e che il meccanismo buca. Adesso noi abbiamo due sentenze della Consulta – ha proseguito Romano – alle quali dobbiamo uniformare la legge che è in vigore e non credo che si possa ritornare a pensare alle modifiche che dobbiamo mettere in campo alla fine di questa maratona, guardando agli interessi di parte. Il PD ritiene – ha detto – che non sarebbe uno scandalo abbassare la soglia al 3 per cento, perché riteniamo che possa tornare utile anche alla coalizione nella sua interezza, atteso che il meccanismo che prevediamo aggredisce la fascia e determina il rapporto 30-20, 28-22, 27-23, se vinci alla luce del voto della coalizione. Il 27-23 mi sembra giusto in quanto i 27 servono a riequilibrare, a correggere quello che è successo con il Collegio unico regionale e i 23 sono il quoziente proporzionale puro che garantisce a tutte le Province, a tutte le forze in campo, superata la soglia, una rappresentatività. Affianco al tema dello sbarramento interno ed esterno alla coalizione c’è il nodo centrale che è la doppia preferenza – ha aggiunto Romano – e se la Puglia chiude, come auspichiamo noi come PD, questa partita riteniamo di aver fatto cosa utile non ad un interesse che scende in campo, ma alla democrazia perché avremo costruito regole uguali che possono promuovere una classe dirigente plurale e valida anche dal punto di vista della rappresentanza sessuale”.
Per il capogruppo di NCD Domi Lanzilotta “l’impianto che è stato fatto dal gruppo di lavoro e che arriva qui in Aula, già corredato da alcuni emendamenti dell’Ufficio di Presidenza, abbia necessità di un’ulteriore limatura. Del resto, si percepisce in modo chiaro che si guarda al modello della legge dei sindaci, anche perché l’esigenza di governabilità è un’esigenza importante, però è un’esigenza tipica di quegli organi che hanno soltanto funzioni amministrative. Quello di limare questa proposta e la stessa legge n. 2/2005, comporta il superamento del fatto che si possa esprimere il voto disgiunto e noi ci adopereremo perché arrivino emendamenti che vadano in questo senso – ha precisato Lanzilotta. D’altronde, se si vuole mantenere il voto disgiunto, allora bisogna ripensare il sistema di calcolo del premio di maggioranza. Non ci nascondiamo e non rifiutiamo il confronto sulla preferenza di genere, sulle esigenze che sono emerse del dibattito di questi ultimi mesi. La legge elettorale, in quanto complicata e complessa regola del gioco, ha bisogno di equilibri, e noi riteniamo che l’equilibrio della doppia preferenza di genere, l’equilibrio reale di quell’esigenza oggi centrale nel dibattito politico, riferita ai sistemi elettorali, quel punto di equilibrio sarebbe il Collegio unico regionale. Per cui – ha concluso il capogruppo di NCD – esiste non da adesso ma già dalla precedente legislatura, un sistema elettorale che indica nella doppia preferenza, anche un meccanismo di equilibrio territoriale”.
Il tema della parità di genere al centro dell’intervento della consigliera regionale Anna Nuzziello, che ha annunciato di voler presentare un emendamento in merito e ha esortato l’assemblea a votare a favore. Questo per dimostrare la volontà del Consiglio di superare in maniera concreta gli stereotipi sulle differenze di genere, considerato che “a prescindere dal fatto che il candidato sia un uomo o una donna, l’elettore al momento del voto, valuti esclusivamente le competenze, le qualità, il percorso politico della persona, senza che intervengano obblighi esterni di alcun tipo”.
Due le scelte di fondo che devono guidare – secondo il presidente del gruppo PdL-FI, Ignazio Zullo – la discussione della proposta di legge elettorale: da una parte la necessità di “modificare la vecchia legge elettorale senza stravolgerla, recependo quanto stabilito dalle sentenze della Corte Costituzionale e dalla variazione allo Statuto regionale approvata dal Consiglio in merito alla riduzione del numero dei consiglieri”. Dall’altra la volontà di contrastare qualsiasi tentativo “muscolare”, eventualmente messo in atto dalla maggioranza, per introdurre correttivi a proprio vantaggio. Considerate però le intese tra Ufficio di Presidenza e Conferenza dei Capigruppo, che escludono la volontà di legiferare a colpi di maggioranza, Zullo ha assicurato “l’impegno dell’opposizione per poter dare alla Puglia una legge elettorale che possa rispondere alle aspettative della collettività e che produca uno strumento di legge in grado di dare piena legittimazione al risultato elettorale, qualunque esso sia”. Per quanto riguarda l’attribuzione dei seggi, il capogruppo ritiene che “non sia necessario ricorrere a modalità diverse da quelle stabilite dalla legge 108 del 1968, per non incorrere in alcun tipo di censure”. Sulla questione della garanzia del principio di proporzionalità, Zullo ha annunciato invece emendamenti che “tendono a livellare il risultato elettorale di coalizione rispetto ai seggi da attribuire, fino a una determinata soglia al di sotto della quale vale il principio della proporzionalità, senza attribuzione di alcun premio”. Altro argomento di discussione è l’attribuzione del premio di maggioranza al candidato Presidente che si lega a quella delle soglie di sbarramento, “con l’obiettivo di tendere, per quanto possibile, al bipolarismo”.
La proposta dell’opposizione è “portare la soglia di sbarramento dentro la coalizione al 4,5 per cento; per le forze politiche non coalizzate è dell’8 per cento, mentre per la coalizione la soglia sale al 12 per cento”. La questione della doppia preferenza è invece da ritenersi “superata”, dal momento che si tratta di una questione su cui il Consiglio si è già espresso, bocciando a suo tempo la proposta. “I ‘giochi di coppie’ non fanno bene alla democrazia, perché portano lo stravolgimento del risultato elettorale. È sufficiente – ha spiegato – che dei poteri forti (e quando dico “forti” parlo anche di poteri criminali) condizionino il voto al punto da fare eleggere due o tre coppie e noi consegniamo la politica regionale in scacco a chi, con gioco lobbistico, condiziona il voto e ne determina le scelte”.
Il consigliere regionale Tommy Attanasio ha posto invece l’accento sui costi delle campagne elettorali e sulla necessità “prima della proclamazione degli eletti, che la Corte dei conti certifichi la congruità e la coerenza delle spese elettorali con quanto previsto dalle leggi”. Questo per scongiurare ogni alone di opacità e assicurare la trasparenza tanto decantata da più parti. Inoltre questo garantirebbe una reale parità di accesso alla competizione elettorale anche per le donne.










