HomePoliticaLicio Gelli, la P2 perde il suo maestro

Licio Gelli, la P2 perde il suo maestro

Nato a Pistoia il 21 Aprile 1919 si è spento nella sua storica “Villa Wanda” (dal nome della prima moglie) il 15 dicembre 2015. Il quadro clinico, data anche la veneranda età, si era aggravato irrimediabilmente sino a spirare silenziosamente.

Notissimo alle cronache italiane degli anni ’70 ed ’80, Gelli nella sua lunga carriera di faccendiere politico ha partecipato alla Guerra civile spagnola del generale Francisco Franco tornando nel 1939 in Italia. Da lì è un florilegio di incarichi, ispettore fascista nel ’42, ufficiale di collegamento col Terzo Reich nel ’43, fu collaboratore di agenzie d’intelligence britanniche ed americane.  Nel ’56 diviene direttore commerciale della Permaflex di Frosinone, e nel ’58 portaborse di un onorevole democristiano. E così che durante gli anni ’60 si dedicò alla scalata della Massoneria fino a diventare Maestro Venerabile della loggia Propaganda 2. Da  questo momento in poi tesse importantissime relazioni nel mondo militare, burocratico, mediatico, politico, creando una struttura ed un “Piano di rinascita democratico”.

Ma è nel 1981 con una retata della Guardia di Finanza che viene dato in pasto al pubblico un parziale degli iscritti alla massoneria, tra cui volti noti come Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Fabrizio Cicchitto, Vittorio Emanuele di Savoia ecc.

Condannato per innumerevoli capi d’imputazione, come:  Procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato; Calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; Calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna – vicenda per cui è stato condannato a 10 anni; Bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).

Dal 2001 scontava una pena detentiva di 12 anni nella sua residenza affermando di sé nel 2003: “Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: Ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa.”

Così che si chiude la parabola di un uomo ricco di segreti, misteri, aneddoti e controversi atti di controllo mediatico per la rete sterminata di influenze e contaminazioni di pensiero. Non era raro trovare suoi bigliettini di omaggio a Predappio alla cripta di Benito Mussolini,  infatti il Venerabile nel 2008 affermò: “Sono fascista e morirò fascista.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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