HomeEconomia & SviluppoEconomiaL’Italia e non l’Europa, in Alitalia

L’Italia e non l’Europa, in Alitalia

È un nodo nevralgico, una tessitura del sovranismo che esce dal perimetro della campagna elettorale, degli spot velleitari, degli onirici sogni che qualcuno intende come evanescenti, ed atterra nella realtà. Essere padroni in casa propria, fuori dai denti e dalla filosofia, significa essere padroni dei mezzi di produzione, della filiera industriale strategica, ed in cima della moneta, ma questo è un altro dibattito.

Alitalia, che da tempo verte in condizioni di disagio economico, nella gestione commissariale ha aumentato i ricavi da biglietti (+10%) e dimezzato le perdite. Eppure chiude ancora in rosso i suoi bilanci, eppure il suo futuro è tremendamente incerto, con assieme la compagine lavorativa.

Non è solo “too big to fail”, come direbbe gli statunitensi, ovvero troppo grande per fallire, è una questione di Stato, di ruolo internazionale che l’Italia ha. Del peso che come Paese esercitiamo sul nostro futuro. Già, perché la compagnia di bandiera è un asset strategico, ed in questi anni ne abbiamo già persi troppi.

Il nostro Stivale, a vocazione turistica, ha nei suoi visitatori un petrolio inestimabile, non invasivo, non nocivo, e pulito. Il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha preso un personale impegno: “Mi spenderò in prima persona con tutti i player internazionali per trovare un futuro all’azienda.” E di concerto con il Ministro dei Trasporti Toninelli, stanno escogitando un piano.

Dello stesso parere il sottosegretario alle Infrastrutture della Lega, Armando Siri: “Deve rimanere strategica per il Paese, che è a vocazione turistica e non può perdere questo asset. Valuteremo tutte le proposte, e valuteremo quale sia la migliore per salvaguardare i posti di lavoro e garantire la continuità che non deve rimanere però un buco perenne.”

A metà dicembre scade il prestito ponte di 900 milioni di euro da restituire al Governo, di cui però ad ora soltanto 150 milioni sono stati intaccati.

Delicato sarà il rapporto con Bruxelles, che tiene i riflettori puntati su una possibile violazione delle regole sugli aiuti di Stato, con l’Antitrust pronto a sanzionare una operazione, ad esempio, gestita da Cassa Depositi e Prestiti. Perché l’intento è rinazionalizzare, o almeno, riportare il 51% della proprietà nelle mani pubbliche, e cercare partner pronti ad essere in minoranza.

Nel lontano 2008 anche Silvio Berlusconi mantenne l’italianità dell’azienda, però con la famosa operazione dei “capitani coraggiosi”, non stravolgendo la natura privata del vettore. Urge riportare in utile l’azienda, ed allo stesso tempo, usarla con strategie di interesse pubblico e di incentivo alla mobilità, da e per l’Italia.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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