“Un atto di grande rilevanza, che rappresenta il contributo dell’Assemblea legislativa pugliese alla formazione delle politiche europee”.
Il presidente Mario Loizzo sottolinea il rilievo del documento approvato “anzitempo” dal Consiglio regionale della Puglia nella seduta dello scorso 31 luglio. La risoluzione sul Programma di lavoro della Commissione UE per il 2017: ‘Realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende’, contiene osservazioni sulla programmazione che la Commissione europea si sta dando per concretizzare le dieci priorità politiche individuate dalla Presidenza Juncker e le azioni previste per il 2017.
“Il Consiglio regionale – fa presente Loizzo – ha operato nella piena consapevolezza dell’importanza decisiva delle politiche comunitarie e dell’impatto diretto che assumono ai fini dello sviluppo del territorio pugliese e del benessere dei cittadini”.
La risoluzione pugliese si sofferma, innanzitutto, sul quadro finanziario dopo il 2020, che vedrà una probabile riduzione delle risorse per circa 70miliardi di euro, per l’uscita dall’Unione della Gran Bretagna, che rappresenta il 10-15 % del bilancio comunitario. “Nell’ipotesi di indisponibilità degli Stati membri ad aumentare il rispettivo apporto finanziario al bilancio UE post Brexit o a rivedere l’intero sistema di finanziamento del bilancio stesso, secondo il documento del Consiglio regionale è “verosimile una riduzione proporzionale dei due capitoli più consistenti, i fondi strutturali e la politica agricola comune, che valgono i 2/3 delle finanze comunitarie”.
Questa ipotesi, impatterebbe però negativamente sul bilancio della Regione Puglia, con la riduzione in particolare dei fondi strutturali, le principali risorse a disposizione per investimenti. Per questo, osserva il presidente Loizzo, “il Consiglio regionale manifesta grande preoccupazione sullo scenario del ‘facciamo meno insieme’, nel quale le risorse disponibili per le politiche di coesione verrebbero significativamente ridotte e riservate ai soli Paesi beneficiari del Fondo di Coesione (l’Italia vi è esclusa, facendo segnare un reddito nazionale lordo pro capite superiore al 90% nella media UE). “Ci si concentrerebbe su energia, inclusione sociale, occupazione, formazione, innovazione e cambiamenti climatici, ma verrebbero smantellati altri programmi, come Erasmus, per gli studenti e quelli su ricerca, salute, cultura e cittadinanza.
“La Risoluzione si occupa anche di nuove politiche in tema di migrazione, una sfida che richiede l’adozione urgente di misure chiave, dalla riforma delle regole comuni sull’asilo alla trasformazione dell’Ufficio europeo di sostegno in una vera agenzia UE per l’asilo. Altro nodo è il rafforzamento dell’Eurodac: un nuovo quadro per il reinsediamento e misure per una corretta gestione della migrazione regolare”, sottolinea Loizzo. Il Consiglio regionale della Puglia condivide la posizione del Governo italiano sulla necessità di riallocare i migranti, rivedendo la regola della competenza dello Stato di primo ingresso e condivide la richiesta che l’assegnazione dei fondi del bilancio post 2020 venga subordinata al rispetto dello stato di diritto (art. 7 T.U.E.), che comporta anche il rispetto degli obblighi di riallocazione dei migranti,disattesi soprattutto dagli Stati membri dell’est Europa. “L’appartenenza ad una Comunità comporta onori ed oneri”.
La risoluzione pone l’accento sulle iniziative per i giovani: è un bene che il programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 abbia ben presente la necessità della lotta alla disoccupazione, soprattutto giovanile, che resta a livelli inaccettabilmente elevati in molti Stati membri. L’organo di governo dell’Ue ha chiaramente affermato che deve costituire una priorità aiutare gli Stati a creare le migliori condizioni possibili, perché i giovani possano sviluppare le competenze di cui hanno bisogno e diventare attivi sul mercato del lavoro e nella società”. Qualche opacità resta nel Programma 2017 in merito alla proposta di una maggiore mobilità per gli apprendisti. È evidente il rischio di dover fronteggiare ulteriori novità in materie che vedono lo Stato e la stessa Regione Puglia impegnati nella normativa di dettaglio di tirocini e apprendistato.
“La Commissione dimostra di ignorare che nel ordinamento non esistono quei ‘tirocini di apprendistato’, che vengono indicati nel documento europeo. Destano apprensione interventi del legislatore comunitario su questi istituti, strategici per il futuro dei giovani italiani e pugliesi. Le norme comunitarie non avrebbero altro effetto se non depotenziare politiche del lavoro giunte peraltro solo di recente ad un equilibrio”. La disciplina dell’apprendistato è stata ritoccata a livello nazionale quattro volte negli ultimi 6 anni, senza contare i conseguenti passaggi regionali. Tali interventi avrebbero un effetto indiretto anche su altri istituti in via di approvazione in Puglia, come le Botteghe Scuola Artigiane, centrali in una strategia coordinata di azioni per favorire il primo ingresso nel mondo del lavoro. In ordine poi alla disciplina dell’alternanza scuola-lavoro, imprescindibile per la messa a sistema di una ‘formazione duale’, la Puglia auspica al contrario un intervento di deregulation e semplificazione, oltre ad una più convinta azione delle Amministrazioni pubbliche. “Ben venga in questo caso un’attività di supporto non legislativo della Comunità.
Si chiedono infine misure per la bottega artigiana. In Puglia il 98% delle imprese ha meno di 20 dipendenti e il 96% delle aziende ha meno di 10 dipendenti. Occorre partire da qui per orientare gli interventi da mettere in campo per rilanciare il tessuto produttivo, non solo della Puglia, non orientandolo solo sulla grande impresa. Servono strumenti ed interventi semplici indirizzati alla piccola e media impresa, purtroppo assenti nel Programma europeo, conclude il documento del Consiglio regionale pugliese”.











