HomeCronacaMarò, Salvatore Girone in Italia. Ma non chiamatelo eroe!

Marò, Salvatore Girone in Italia. Ma non chiamatelo eroe!

Non chiamateli eroi. Sono militari italiani che durante il loro lavoro, con un preciso mandato internazionale, si sono trovati coinvolti in un incidente in mare che ha visto la morte di due pescatori. E premesso che, e vale per chiunque, si tratta di presunti innocenti fino a sentenza definitiva, che è necessario un processo per arrivare alla verità di quello che è accaduto, che ci sono prove a carico dei due militari, ma anche prove a loro discarico (i bossoli, dicono gli esperti, sono di un tipo non utilizzato dalle forze armate italiane…), ma soprattutto serve preliminarmente capire quali sono le accuse e chi deve essere il giudice a doverli giudicare.

Un tira e molla tra Italia ed India che, con alti e bassi, si trascina da quasi 52 mesi.

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non hanno certamente bisogno di essere tirati per la divisa dai politici. Proprio quelli che approfittano di ogni occasione per farsi belli e, possibilmente, farsi fotografare sorridenti al fianco dei due militari durante una parata a tre giorni dalle elezioni.

Salvatore Girone, oggi più che mai, ha bisogno di normalità. Ha bisogno di svegliarsi con il caffè nel suo letto, ha bisogno di accompagnare i figli a scuola, di preoccuparsi per il loro futuro. Ha bisogno di chiedersi se è meglio la carne di cavallo o di vitello per le brasciole della domenica, magari chiacchierando con il suo amico macellaio di Torre a Mare.

No, non chiamateli affatto eroi. Non lo sono. Hanno commesso un omicidio? Non si sa. Sarà un processo a deciderlo. Ma un processo imparziale, terzo e soprattutto rispettoso del diritto internazionale e del contesto, militare, che ha portato allo scontro a fuoco in mare in India. Non un processo farlocco, senza capi di accuse, con l’arresto dei due militari ottenuto con l’inganno e senza alcuna considerazione delle più basilari norme di diritto militare internazionale e di diritto marittimo.

Saranno condannati? Lo saranno al termine di un percorso in cui emergerà la verità, ed anche i poveri pescatori indiani troveranno, finalmente giustizia.

Quello che è inaccettabile è il trattamento che due uomini, in divisa, nel compimento del proprio dovere, hanno dovuto subire per l’inettitudine di un mondo politico che non li ha saputi tutelare, che non ha saputo far valere il proprio diritto alla giustizia e che spesso ha piegato la situazione dei due militari a logiche economiche e di convenienza internazionale che poco hanno a che fare con la giustizia.

Dopo l’autorizzazione concessa ieri dalla Corte Suprema indiana, il fuciliere barese della Marina Militare Salvatore Girone ha ottenuto un Exit Visa (permesso di espatrio) da parte delle autorità indiane che gli ha consentito di lasciare il Paese, accompagnato dall’ambasciatore d’Italia Lorenzo Angeloni. Dopo uno scalo tecnico in Medio Oriente il militare è atterrato nel pomeriggio all’aeroporto di Ciampino, dove ad accoglierlo c’erano i ministri degli Esteri Gentiloni e della Difesa Pinotti.

Il militare, coinvolto nella morte di due pescatori indiani insieme al commilitone e corregionale Massimiliano Latorre, dunque potrà attendere l’esito dell’arbitrato dell’Aja sulla giurisdizione che deve giudicarlo per il fatto di sangue avvenuto oltre 4 anni fa al largo delle coste indiane del Kerala. Un procedimento che potrebbe arrivare alla sua conclusione tra circa 2 anni, che adesso Girone potrà aspettare in famiglia.

Quasi 52 mesi di attese, rinvii e tentennamenti per una vicenda che, strumentalizzata dalla politica in Italia ed in India, ha visto coinvolti loro malgrado due nostri militari. Sono passati quattro anni da quel 15 febbraio del 2012 quando a bordo della E. Lexie i due marò pugliesi furono accusati di aver ucciso due pescatori indiani.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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