Sono ormai quattro anni che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, due fucilieri della Marina Militare italiana fino ad allora sconosciuti se non alle proprie famiglie ed ai colleghi Marò, sono bloccati dalle autorità indiane in attesa di un processo, accusati di aver ucciso Valentine e Ajeesh Pink – due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano – il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, stato dell’India sud occidentale, mentre si trovavano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie come nuclei militari di protezione.
Massimiliano Latorre è potuto rientrare in Italia – dopo essere stato trattenuto a lungo in India – per poter effettuare delle cure a causa di un ictus che lo colpì qualche tempo fa, ma per Salvatore Girone ancora nulla è stato possibile ed attualmente è ancora confinato nella nostra ambasciata in India. Il tribunale indiano, che deve decidere per la loro sorte, alterna udienze ‘fantoccio’ a rinvii immotivati, ed ancora non si giunta alla definizione dei capi di imputazione.
A ciò si aggiunga l’arbitrato internazionale in corso a l’Aja che, di fatto, ha bloccato qualunque iniziativa dei due governi in attesa della definizione della vicenda. Ed intanto il tempo passa e ci si trova in un “coul de sac” giuridico ed internazionale da cui uscire sembra essere molto complicato.
In un’intervista a “Il Giornale” la moglie di Girone, Vania Ardito, ha dichiarato di vivere ogni giorno, ormai da quattro anni, in maniera difficile, pensando al marito che è ingiustamente trattenuto in India per aver fatto il suo dovere. Ora, però, a decidere le sorti dei militari, sarà l’Arbitrato Internazionale de l’Aja. “Credo che la giustizia arbitrale ci potrà permettere di fare passi in avanti. Ora si discuterà su un campo neutro e finalmente siamo usciti dal circolo vizioso della giustizia indiana, che andava solamente a senso unico” ammette Vania Ardito, che già in passato è rimasta delusa dall’esito della richiesta effettuata al tribunale di Amburgo.
“Quattro anni in India senza un processo sono la negazione del diritto”. Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo, ritorna sulla “storia infinita” dei marò pugliesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, “nell’ennesimo anniversario di una vicenda che si trascina da troppo tempo senza chiarezza e senza giustizia”.
Il fatto nuovo è costituito dall’arbitrato internazionale, chiesto dall’Italia alla Corte dell’Aja, in attesa del quale i due Stati interessati devono sospendere ogni iniziativa giudiziaria e non intraprenderne nuove, secondo la decisione “vincolante e inappellabile” del Tribunale del Mare di Amburgo (agosto 2015), adito sempre dal nostro Paese.
“Saranno tempi comunque lunghi – aggiunge il presidente Loizzo nel rivolgere un saluto ai due sottufficiali di Marina – ma sono certo che Latorre e Girone affronteranno l’ulteriore prolungamento di un’interminabile e giuridicamente discutibile imputazione senza processo, con la dignità e il senso del dovere fin qui dimostrati”.











