Più mutui nel 2015. Il dato è innegabile. Ma rappresentano davvero, le cifre distribuite dall’Abi, il segnale di una forte ripresa del mercato immobiliare, ed un segnale dell’incremento di fiducia delle banche nei confronti dei propri clienti, e dei clienti nel futuro? Il mercato dei mutui immobiliari cresce e questo fa bene comunque all’economia.
L’ammontare complessivo delle erogazioni alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni – sottolinea l’associazione bancaria italiana – è stato pari a 28,920 miliardi di euro rispetto ai 15,543 miliardi del 2014. I mutui a tasso variabile sono il 48,3%. Ma ad agosto il tasso fisso rappresenta il 60% delle nuove erogazioni. Segnali incoraggianti anche per i finanziamenti alle imprese, con un aumento del 15,9% rispetto al 2014. Segno importante, questo, che testimonia la voglia degli imprenditori di uscire dalla crisi. Incremento molto significativo (+27,2%) per il credito al consumo.
Qualche riflessione, però, è opportuna. Secondo l’osservatorio di Mutuionline.it, infatti, il grosso delle erogazioni, ovvero dei fidi effettivamente concessi ai clienti dopo le istruttorie di rito, nei primi otto mesi del 2015, è costituito principalmente da surroghe. I prestiti ipotecari che sostituiscono quelli già in essere si attestano al 63,1% delle erogazioni totali, seguiti con il 29,7% dai mutui per acquisto della prima casa.
Altra percentuale (e qui dati certi non ce ne sono) da togliere è quella delle ristrutturazioni, spesso accorpati nei calcoli bancari a quelli per l’acquisto della prima casa.
Altro dato che deve far riflettere è il costante calo dei prezzi degli immobili. Secondo un recente studio condotto dalla Tecnocasa, il primo semestre dell’anno in corso ha fatto registrare l’ennesimo calo dei prezzi degli immobili con conseguente aumento dei mutui erogati.
La flessione dei prezzi delle case va avanti dal 2008, dove è stata registrata una caduta del 6,3% rispetto all’anno precedente. Negli anni a seguire ci sono stati ulteriori cali significativi, fino all’ultimo calo del 2014 pari al 7,3%. I dati pubblicati dall’Istat, hanno creato molti dubbi negli investitori, anche a causa dell’introduzione delle varie tasse sulla casa inserite nei precedenti anni e che soltanto a parole dall’anno prossimo dovrebbero essere eliminate.
E proprio a proposito della tassazione degli immobili, un’altra riflessione arriva dal presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. “La Banca d’Italia dice che l’Italia è in linea con gli altri Paesi europei sia nel livello di imposizione tributaria sugli immobili sia nel finanziare gli enti locali attraverso la casa, e in particolare attraverso l’abitazione principale. Le cose, a nostro avviso, stanno in modo diverso”.
“In Italia, infatti, le cosiddette imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare sono ad un livello ben superiore rispetto a quello degli altri Paesi europei. Inoltre, nei pochissimi Stati che risultano avere una tassazione maggiore rispetto alla nostra, e che alzano la media generale, il dato comprende le imposte sui servizi, che sono ben diverse dalle nostre imposte patrimoniali poiché sono a carico degli occupanti degli immobili (in caso di locazione, quindi, degli inquilini) e non dei proprietari in quanto tali. Ed è stata la stessa Banca d’Italia, condivisibilmente, a sottolineare in passato che la fiscalità locale dovrebbe ispirarsi al principio del beneficio e quindi essere fondata su una vera service tax”.
Insomma, di segnali positivi ce ne sono, e se purghiamo il dato dell’Abi dalle surroghe (che di fatto sono nuovi mutui ma non corrispondono all’acquisto di nuovi immobili, ma a contrattazioni di condizioni migliori di mutui già in essere) e consideriamo l’incertezza sulla questione della tassazione degli immobili in Italia, anche rispetto al resto d’Europa, ci sembra prematuro poter parlare senza mezzi termini di boom del mercato immobiliare e di rilancio dell’intero settore











