HomeCulturaCinemaNanni Moretti ricorda "Caro Diario" al Bif&st

Nanni Moretti ricorda “Caro Diario” al Bif&st

Un Nanni Moretti diverso, molto diverso, quasi intimista e fragile, quello che ha calcato il palco del Petruzzelli sabato 28 marzo,  dopo la proiezione del suo Caro Diario, anno 1993. Luci spente, un leggìo e un monologo durato quasi 40 minuti, letto tutto d’un fiato, con la voce rotta di chi non ama per un attimo i flash dei fotografi e tira fuori dubbi e debolezze, le stesse che lo anno assalito per tutta la durata delle riprese di Caro diario, e così il regista di Habemus Papam, arrivato a Bari per chiudere l’edizione 2015 del Bif&st, racconta come 22 anni fa nacque “per caso” quel lungometraggio, iniziato come un corto girato a ferragosto tra le vie di Roma, poi diventato il film acclamato a Cannes: “io non ero sicuro che potesse piacere, anzi, mi sembrava impreciso, ogni volta arrivavo sul set senza aver preparato bene la scena e la sceneggiatura, con una troupe iniziale di quattro persone pensata quasi per girare i miei filmini in Super8”. E legge in piedi il suo diario sul Diario, un racconto che inizia il 21 febbraio del ’92 e finisce nel novembre del ’93, comincia dalle notti insonni per la preparazione/non preparazione delle scene e si conclude con i funerali di Fellini, “a cui andai con la mia vespa, in silenzio posi la mia firma sul librone delle dediche, volevo scrivere solo Nanni, poi aggiunsi Moretti, e mi colpì un sempre, scritto in grande a stampatello da qualcuno che aveva firmato prima di me”. Eppure il suo cinema ha così poco in comune col cinema di Fellini, se non fosse che quel regista in crisi ricorda il blocco creativo rappresentato in Otto e mezzo. Moretti sorride e rivela: “Sono sicurissimo che a Fellini non interessasse assolutamente vedere i miei film, ma non solo i miei, lui non vedeva mai i film altrui, non per snobismo, proprio non gli interessavano”. Intanto noi lo immaginiamo dopo quei funerali, mentre imbraccia il suo casco, monta sulla vespa e continua ad andare, a girare per Roma, per raccontarla, e svelarla ancora oggi.

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Ida Galise
Ida Galise
laureata in Lettera Classiche, docente e giornalista pubblicista. Leggere e scrivere sono le prime cose che ha imparato da bambina, e le sembrava un peccato sottovalutarle. Vorrebbe essere onnisciente e ubiqua, ma finora non ci è ancora riuscita.

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