HomePoliticaOng. Poli Bortone: "Istituiamo una Commissione d'inchiesta"

Ong. Poli Bortone: “Istituiamo una Commissione d’inchiesta”

Ci si può fidare di chi lavora in nome della beneficenza? È possibile controllare chi dice di dedicarsi agli altri? Se si, come? Domande legittime, se si considera che solo il 17,8% delle 350mila onlus italiane utilizza uno strumento di trasparenza come il bilancio sociale e che lo scorso anno a queste associazioni sono arrivati 193 milioni di euro solo tramite il 5 per mille.

Domande legittime rilanciate, a maggior ragione, nelle organizzazioni non governative (ONG), particolari ONLUS che concentrano la loro attività nella cooperazione allo sviluppo e che sono riconosciute dal Ministero degli esteri ed inserite in una specifica lista. Sempre e per statuto indipendenti dai governi e dalle loro politiche.

Sul tema è tornata ad insistere (già in passato, infatti, ha presentato numerose interrogazioni ed una iniziativa legislativa poi arenatasi, Adriana Poli Bortone, ex senatrice e dirigente di Fratelli d’Italia.

“Nel 2008, insieme ad altri colleghi presentai il DDL 830 per l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle Organizzazioni non Governative, con il compito di: verificare le procedure relative alla gestione delle attività svolte, monitorare la destinazione dei finanziamenti stanziati, la programmazione strategica e il rispetto delle priorità, attivare sistemi di controllo al fine di valutare meglio i rischi connessi ai progetti e di verificare lo sviluppo, l’efficacia e il rendimento delle operazioni finanziate, attivare controlli volti a verificare la conservazione della documentazione amministrativa e contabile dei progetti, la trasparenza dei bilanci e gli esiti delle operazioni delle ONG. Questa iniziativa tuttavia, non  si è mai voluta portare avanti  nonostante già 7 anni fa, si facevano presenti i rischi del complesso sistema degli aiuti umanitari che spesso presentava evidenti lacune faceva emergere scarsi controlli a livello nazionale.”

A parlare è l’ex senatrice Adriana Poli Bortone. Tra l’altro, spiega l’attuale componente dell’ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia- An nel testo del DDl si faceva presente che  “le grandi organizzazioni internazionali che godono di certa notorietà e visibilità, affidano i loro progetti a ONG minori operanti   in loco  o create da volontari originari del Paese beneficiario.  La presenza di tali collaborazioni potrebbe fornire un pretesto a chi avesse intenzione di installare attività illecite nel Paese ovvero di appropriarsi dei finanziamenti senza mettere in atto i progetti previsti”. 

Oggi sarebbe più che utile,  riproporre un simile disegno di legge attivando anche tutti gli accertamenti sugli aderenti alle ONG, sui compiti, sui rapporti con soggetti di altri Paesi, sull’origine dei finanziamenti  anche per evitare che si faccia d’ogni erba un fascio e nello stesso tempo dare certezze ai cittadini italiani sulla loro sicurezza.”

Il Terzo Settore avrebbe davvero bisogno di più regole e controlli.

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Redazione
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