Sfruttamento del lavoro in agricoltura, soprattutto nelle stagioni della raccolta delle ciliegie e dell’uva da tavola. Un fenomeno criminale che, soprattutto in Puglia e stagionalmente, raggiunte picchi pericolosi e preoccupanti. E poi autoriciclaggio, estorsione e truffa all’Inps. Le accuse sono pesanti e sono state alla base dell’operazione “Macchia Nera” che, questa mattina, ha portato all’arresto di tre persone, all’obbligo di dimora per altre 4 ed al sequestro preventivo di beni per oltre 1 milione di euro.
I Finanzieri della Tenenza di Mola di Bari, nella mattinata odierna in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Bari, dott.ssa Rossana de Cristofaro, hanno tratto in arresto una “caporale” di Mola di Bari, l’amministratore e l’addetto alla contabilità di un’azienda agricola di Bisceglie e notificato la misura dell’obbligo di dimora nei confronti di 4 persone, ritenuti appartenenti ad un consolidato sodalizio criminoso dedito al reclutamento ed allo sfruttamento di braccianti agricoli prevalente mente nel settore della raccolta dell’uva da tavola e delle ciliegie.
L’inchiesta è stato disposto dopo il controllo giudiziario dell’azienda che conta oltre 1.000 dipendenti l’anno ed il sequestro preventivo “per sproporzione” di beni costituiti da immobili, terreni, autovetture e rapporti bancari e postali per un importo complessivo stimato in oltre 1 milione di euro di cui gli indagati non sono in grado di giustificare la lecita provenienza.
L’operazione “Macchia Nera” costituisce l’epilogo di una complessa ed articolata attività di indagine durante i quali le Fiamme Gialle hanno acquisito plurimi elementi di prova dell’esistenza e della piena operatività dell’associazione, operante nel comprensorio Sud – Est barese, finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, all’estorsione in danno dei lavoratori, alla truffa ai danni dell’INPS ed all’autoriciclaggio.
I promotori dell’organizzazione nei rispettivi ruoli di amministratore di una società, di addetto alla contabilità aziendale e di una caporale di Mola di Bari, a sua volta a capo di una rete di caporali, facendo leva sullo stato di bisogno economico, organizzavano il reclutamento dei lavoranti nel comprensorio del sud-est barese (Mola di Bari – Noicattaro – Conversano – Rutigliano) per condurli a bordo dei pullman dell’azienda agricola sia presso il magazzino sito in Bisceglie e sia presso i tendoni di uva da tavola dislocati tra Mola, Rugigliano, la Provincia Bat e l’agro di Trinitapoli.
I braccianti, una volta sul luogo di lavoro, venivano costretti sotto la spada di damocle del licenziamento immediato, a turni di lavoro anche di 13 ore continuative e per 30 giorni di seguito.











