All’interno del Pd, si sa, certe cose vengono dette meglio per iscritto che con una telefonata o un semplice messaggio su WhatsApp. E’ bene scrivere per poter poi distinguere, puntualizzare, distanziare le opinioni, allargare i concetti e riappropriarsi dei meriti (oltre che indicare i demeriti, ma solo e sempre quelli degli altri). Accade anche in Puglia dove, sulla legge elettorale e sulla parità di genere in questi giorni è fitto lo scambio epistolare dove ci si incoraggia a vicenda e si ricorda che la parità di genere, quel famoso ’50 e 50′ clamorosamente bocciato in aula (dalla maggioranza di Nichi Vendola) è una propria battaglia (valga anche come promemoria per la prossima campagna elettorale).
Poco importa che fine abbiano fatto le oltre 30mila firme raccolte, la bocciatura della proposta di legge in aula (a scrutinio segreto, non si sa mai), gli appelli di Onofrio Introna e l’assicurazione che sì, quel voto è stato un errore e che quella norma verrà introdotta nella legge elettorale. Di cui in questi giorni si torna a parlare prepotentemente (in realtà le chiacchiere non si sono mai interrotte).
Staremo a vedere quando dalle parole e dalle chiacchiere si passerà ai fatti. Intanto il tempo stringe, la legislatura è agli sgoccioli ed alla Puglia manca una legge elettorale. Con quali regole andremo a votare? Chi lo sa? Intanto proseguono le “consultazioni” in Via Capruzzi.
Di seguito i testi delle due lettere, dell’Europarlamentare Elena Gentile, e di Pino Romano, capogruppo del Pd alla Regione Puglia.
Caro Michele, In moltissime e moltissimi ti chiediamo oggi, alla vigilia della discussione in aula che approverà la nuova legge elettorale, di investire la tua autorevolezza perché la Puglia possa continuare a raccontarsi come una regione moderna, capace di valorizzare la differenza di genere consentendo appunto alle donne di essere protagoniste della vita istituzionale della nostra regione. Buon lavoro!
Caro Emiliano, la discussione sulla legge elettorale mi tocca da vicino. Quel disegno di legge di iniziativa popolare si proponeva di rimarginare una ferita che ancora oggi rende monca la vita democratica delle istituzioni. Una bella pagina della politica pugliese, peccato che la miopia di alcuni non abbia fatto cogliere il senso di una scelta. Questa battaglia, come sai bene, mi ha vista impegnata insieme a tantissime e tantissimi dirigenti e militanti del partito nel percorso di promozione di un disegno di legge che prevedeva due passaggi importanti. Se approvati, avrebbero consentito alla Puglia di dotarsi di una norma che sanciva innanzitutto il principio della democrazia paritaria e la possibilità di esprimere una seconda preferenza di genere.
Elena Gentile
Cara Elena, il freno più forte alla vita democratica, delle donne e degli uomini, non dobbiamo correre il rischio di metterlo noi.
Non è infatti solo il Partito democratico l’interlocutore dei diritti delle donne a partecipare alla vita democratica delle istituzioni. Se così fosse, come sai, le donne sarebbero già protagoniste. Il Partito democratico, infatti, è stato il primo a depositare una legge elettorale sul modello della Campania. Che consentisse, cioè, una effettiva parità di genere nella formazione della classe dirigente.
E’ stato sempre il Pd, come ricorderai, tra gli attori più attivi sul territorio di quell’importante movimento popolare, cosiddetto del ‘50 e 50‘, che ha raccolto la volontà di 30mila persone che chiedevano a gran voce la parità di genere.
Non siamo dunque noi i destinatari della lettera aperta che hai scritto al nostro segretario, Michele Emiliano. Con il Pd, di cui sei un autorevole esponente, sfondi una porta aperta. Quello che ti suggerisco, dunque, è di scrivere, coinvolgendo le trentamila persone del comitato ’50-50′, ai segretari di tutti i partiti che in queste ore si stanno confrontando per dare forma e per votare una legge elettorale che sia quanto più condivisa possibile. Non siamo solo noi i responsabili della parità di genere. Siamo senz’altro portatori e custodi di questa volontà. Ma, la democrazia, consiste proprio nel permettere a tutti i cittadini, rappresentati dalle diverse forze politiche, di potersi esprimere. Anche col voto segreto al quale noi, come sai, siamo tuttavia contrari. Proprio col voto segreto, come ricordi, fu bocciata la legge popolare proposta dal comitato ’50-50′.
Ma, anche il voto segreto è un diritto degli eletti che svincolano dal proprio mandato aprendosi alla società. In diverse occasioni, come ricorderai, io sono rimasto in Aula a difendere, nonostante il voto segreto, disegni di legge da te presentati. Il Partito democratico, in quelle circostanze, ha fatto quadrato anche quando tu, manifestando il tuo dissenso, hai abbandonato l’Aula.
Allora, cara Elena, l’invito che ti rivolgo è di guidare il comitato di cui ti fai portavoce, e di cui fanno parte variegate realtà e movimenti, a dialogare con tutti i partiti, affinché il diritto della parità di genere sia compreso e sentito da tutti. Il Pd, da tempo, lo ha ben chiaro e lavora affinché diventi realtà. E, ti assicuro, ce la metteremo tutta ancora una volta.
Quel che dobbiamo evitare, però, è di esasperare il confronto alzando i toni anche su questo tema. Il rischio è di disperdere il patrimonio di partecipazione accumulato con l’esperienza del comitato intorno al riconoscimento di un principio democratico. Molti cittadini potrebbero domandarsi come mai impieghiamo così tante forze attorno alla legge elettorale, invece di spenderle in aspetti che riguardano più da vicino la vita di tutti i pugliesi.
Pino Romano











