Tralasciando la frase poco felice utilizzata da Giachetti, e la relativa “ressa” che ne è seguita per alcuni momenti durante l’assemblea del Pd in una domenica convulsa per la politica e soprattutto per la maggioranza che regge il governo di Paolo Gentiloni, resta il dato politico di un partito che, al suo interno, deve reggere gioco forza anime diversissime e che tra loro non si piacciono e, forse, non si sono mai piaciute.
Non è il momento della resa dei conti, e nemmeno quello del Congresso, che si farà nel prossimo mese di novembre (quindi con calma, molta camla, e dopo che la tempesta potrebbe essere passata). Ma il momento di un chiarimento politico si. Soprattutto per chi nel Partito Democratico vede il motore della politica italiana ed il partito che si è assunto, su mandato degli italiani, l’onere di reggere il governo del Paese in questo lasso di tempo.
Renzi per ora resta saldamente (sic) al suo posto e di fatto è anche tra i maggiori “influenti” del Governo. E non ci pensa minimamente a lasciare la segreteria del Partito Democratico. Ci penseranno, eventualmente, i congressisti a defenestrarlo se e quando avranno i numeri per farlo. Lo schema è lo stesso di prima del referendum: io sono io e se volete buttarmi giù sappiate che non ci riuscirete.
Salvo poi andare a contare i voti degli italiani e scoprire di essersi trovati contro un muro.
Chi si è sempre (o quasi) schierato contro la segreteria del Pd, è Michele Emiliano, presidente della Giunta Regionale di Puglia che, su Facebook, scrive un lungo post soprattutto parlando del clima di tensione e “guerra fredda” dell’assemblea di ieri. Eccone il testo.
“Oggi chi ha sbattuto il Pd contro un muro di cemento armato a 300km all’ora chiede scusa e sorridendo cerca di far passare la nottata senza dimettersi dalla segreteria.
In questo modo l’unica conclusione politica dignitosa della giornata viene omessa nonostante la totale disfatta di quasi tutte le principali politiche del governo determinata dal giudizio del corpo elettorale o dalla Corte Costituzionale.
In una giornata così triste (nella quale non è stato raggiunto il numero legale essendo assenti in assemblea più della metà degli aventi diritto) che ho seguito per fortuna solo in tv, succede anche che l’intero gruppo dirigente, in diretta streaming, non trova altro di buono da fare che ridere della frase carica di odio e di disprezzo pronunziata da Giachetti all’indirizzo di Roberto Speranza. Una frase volgare e violentissima pronunziata peraltro davanti al Presidente del Consiglio Gentiloni.
Se non ci fosse stata la platea dei militanti ad obbligare alla scuse l’oratore (cui è stato impedito di continuare fino a che non si è scusato) tutto sarebbe passato come normale amministrazione.
Oggi è sembrato a tutti che avesse ragione Churchill quando diceva che gli italiani perdono le guerre come partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre.
Il Pd è nato per restituire l’onore all’Italia e non per farci giocare alla politica.
Il congresso bisogna farlo subito, bisogna avviarlo con le dimissioni del segretario e la sua autocritica deve essere posta a fondamento delle mozioni sulla base delle quali eleggeremo il nuovo segretario.
Senza questo passaggio il Pd non puó proseguire la sua vita. Anche se qualcuno è davvero il più bravo di tutti a far finta che nulla sia accaduto, non è con un vuoto ragionamento che si possono prendere in giro gli italiani.
Lo hanno scritto su 19milioni di schede elettorali indirizzate al pd che ci hanno mandato gambe all’aria. Per rimetterci in piedi non bastano delle scuse superficiali ed un sorrisetto infantile. Serve restituire la parola ai militanti ed ai nostri elettori svolgendo il nostro congresso. Subito”.











