Via la parola “Nord” quasi ovunque, sfondo del palco blu, hashtag #ForzaLega, e cartellonistica “Salvini Premier” in perfetta sintonia con il “Make America Great Again” di Donald Trump negli Usa. La kermesse di Pontida (Bergamo) – storico raduno sul pratone ideato da Umberto Bossi nel ’90 – è ricca di novità.
Anzitutto il Senatur non è chiamato a parlare, e non trattiene l’amarezza mentre abbassa il finestrino dell’auto a metà: “Sono molto arrabbiato. È un invito ad andar via.” Ma grazie ai tre anni di segreteria di Matteo Salvini il DNA del movimento è strutturalmente cambiato, le ampolle sono da un sacco in soffitta ed il Po non traccia il solco dei confini con il Sud Italia.
Non è solo Bossi a perdere il diritto di parola, prosciugati tutti gli interventi, le sfilate, la situazione politica è rovente dopo il blocco dei conti corrente, si rischia d’arrivare zoppi alle Politiche. Maroni e Zaia sono gli unici governatori verdi a discettare sul Referendum del 22 Ottobre per l’Autonomia Regionale, mentre per la prima volta nella storia sale sul palco un esponente esterno; Giovanni Toti che da governatore ligure azzurro elogia i suoi alleati, mentre in contemporanea Berlusconi a Fiuggi presenta la “svolta” da beauty farm.
Il leader del Carroccio è infuriato: “Noi abbiamo militanti condannati a pagare di tasca propria 15mila euro, col conto bloccato, perché hanno scritto su Facebook che le coop si arricchiscono con l’immigrazione clandestina. E abbiamo un giudice che è entrato di notte nelle sedi della Lega a ripulire le vostre tasche, a portare via non il finanziamento pubblico che non prendiamo più, ma i 10-20 euro di contributi dei pensionati, degli studenti, degli operai e degli artigiani che credono nel nostro progetto. Ma se pensano di bloccarci rubandoci il frutto del nostro lavoro hanno sbagliato a capire, andiamo avanti più arrabbiati di prima!”
Perché adesso il peso più grosso derivante dal passato, dopo aver dovuto sbrogliare 25 anni di insulti al Meridione e l’oscurissima inchiesta famigliare della precedente gestione (che aveva azzoppato il partito al 3%) c’è il congelamento di tutti i conti corrente intestati ai verdi. In attesa di preparare il ricorso al Riesame con i legali, il Tribunale di Genova aveva disposto nei giorni scorsi un sequestro cautelativo dei fondi, impossibilitando la macchina organizzativa a pagare pullman, materiale e uomini per Domenica 17.
Non solo, ci sono gli ultimi 12 dipendenti in forza, a cui vanno pagati gli emolumenti, e una campagna elettorale Nazionale con la spada di Damocle dei 49 milioni di euro da restituire, dopo la condanna in primo grado dell’Umberto con l’ex tesoriere Belsito (che adesso gestisce un Bar), a causa dell’illegittimo uso del finanziamento pubblico.
Solo che i fatti relativi a 7 anni fa, coinvolgono una classe dirigente ormai azzerata ed un tenore di vita totalmente differente, dato che oggi i partiti sono squattrinati e si sostengono col fundraising.
Che fare? Le ipotesi sul tavolo potrebbero essere tante. C’è una grande fortuna nella Lega, ed è l’operosità e generosità di una miriade di militanti, pronti a fare i volontari ed a contribuire in ogni momento buio, una fede sparita in altri contesti politici. In più potrebbe essere la scusante giusta per far digerire per sempre, anche ai riottosi dell’ultima resistenza padana, la nascita del soggetto nazionale unico.
Una nuova Lega Italia Federale, che lasci a bagnomaria il carrozzone di debiti, inchieste e mala gestio ormai lontano.











