HomePoliticaRegione Puglia, appello al Parlamento per eliminare la scadenza della concessione Aqp

Regione Puglia, appello al Parlamento per eliminare la scadenza della concessione Aqp

Tra poco meno di due anni, se non cambia la legge, la concessione del servizio idrico integrato in Puglia in favore dell’Acquedotto Pugliese cesserà. Portando, con ogni probabilità, ad una serie di procedimenti per la nuova gara pubblica di concessione che potrebbe comportare tempi lunghi e percorsi contorti.

E’ con queste motivazioni, oltre ad una serie di motivazioni tecniche e politiche che ha spiegato Fabiano Amati in Consiglio Regionale, che la Regione Puglia chiede a Governo e Parlamento di eliminare la scadenza della concessione, con una mozione approvata a larga maggioranza.

“Chiediamo e al Parlamento e al Governo nazionali di eliminare la data di scadenza della concessione del servizio idrico integrato in favore di AQP S.p.A, fissata al 31 dicembre 2018”. L’ha deciso oggi il Consiglio regionale accogliendo la mozione presentata dal gruppo consiliare del Partito Democratico.

“Tra i vari punti approvati, quella della scadenza è la questione più urgente e concreta”, ha dichiarato il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, intervenendo oggi in Aula a nome del suo gruppo.

“Se non si dovesse eliminare la scadenza della concessione – ha continuato Amati – si aprirebbe la fase da scongiurare dell’assegnazione della concessione con gara pubblica, ovvero con affidamento in house con un procedimento allo stato impervio e colmo di controindicazioni”.

La mozione approvata ha inoltre recepito le richieste contenute nei testi depositati dai gruppi politici del M5S e di Sinistra Italiana, finalizzate ad impegnare la Giunta regionale, o in mancanza l’Ufficio di Presidenza, alla costituzione di una commissione di studio, consultazione e partecipazione aperta a tecnici di diversa estrazione politica e culturale sui temi dell’acqua e del servizio idrico integrato.

Nell’occasione del dibattito Fabiano Amati ha ricostruito gli ultimi sei anni di attività regionale sull’argomento, smentendo diverse obiezioni che nelle ultime settimane sono state avanzate:

a) la Puglia non ha rispettato l’esito referendario. È vero il contrario: a seguito dell’esito referendario il Parlamento approvò una norma (articolo 43 del D.L. 138/2011) con cui si sviliva l’esito referendario. La Regione Puglia impugnò detta norma e la Corte costituzionale dichiarò (Sentenza 199/2012) la sua incostituzionalità;

b) gli emendamenti all’art. 2 della L.R. 11 del 2011 resero possibile la sua dichiarazione di incostituzionalità. E’ vero il contrario: gli emendamenti all’art. 2, predisposti per accogliere i rilievi di rischio incostituzionalità sollevati dall’Ufficio legislativo del Consiglio, resero meno radicale la volontà di negare la rilevanza economica del servizio e la sua sottrazione alle regole della concorrenza. Nonostante la ridotta radicalità del testo licenziato dal Consiglio regionale, la Corte costituzionale (62/2012) dichiarò ugualmente l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 comma 1 della Legge regionale impugnata, scorgendo la violazione dei principi di rilevanza economica e delle regole di concorrenza;

c) gli emendamenti agli articoli 5 e 9 della L.R. 11 del 2011 resero possibile la sua dichiarazione di incostituzionalità. Non è vero: agli articoli 5 e 9 non furono mai apportati emendamenti. Ed anzi: la Corte costituzionale (62/2012) precisò che non può spettare alla legislazione regionale la trasformazione di AQP S.p.A. in azienda pubblica;

d) la trasformazione in azienda pubblica di AQP S.p.A., comunque non possibile alla luce della Sentenza della Corte costituzionale 62/2012, potrà determinare il controllo sulle tariffe dell’acqua. Non è vero, perché le tariffe sono stabilite dall’Autorità nazionale per l’energia e il gas e non già dal gestore del servizio o dall’Autorità idrica pugliese.

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Redazione
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