Andando oltre il primo, dirompente, impatto visivo che regala una galleria “sconvolta” da una furiosa e impari battaglia tra galline e faine, la mostra RIFTS, allestita ad ARTcore fino al prossimo 9 gennaio 2016, si configura come un’interessante operazione artistica basata sulla compresenza interattiva dei suoi protagonisti: Paola Angelini, Giuseppe Abate e Szabolcs Veres.
Giocato sulla coesistenza di queste tre originali personalità, il progetto espositivo curato da Christian Caliandro è la rappresentazione di un accumulo cosciente e solo apparentemente caotico di immagini, finalizzato alla creazione di rift, termine che, difficile da tradurre in italiano, contiene in sé un ambiguo significato positivo-negativo, quello di “frattura” ma anche di “varco”.
Proprio questo ambivalente concetto viene messo in scena dal trio Angelini-Abate-Veres, uno spiraglio aperto nella realtà quotidiana attraverso interventi differenti per tecnica che convergono in “qualcosa di amorfo e di sorprendentemente organico”, come il ponte di Yamazaki descritto da Gibson e citato dal curatore nel testo critico della mostra; un’incrinatura che si rispecchia nell’invasiva installazione ambientale di Giuseppe Abate, circondata a sua volta dalle creazioni grafiche e pittoriche di Paola Angelini e Szabolcs Veres.
È un accumulo che crea dunque una visione alternativa al reale, basata su uno spreco che non è più un difetto, ma un “valore aggiunto” e interagisce con lo spazio e lo spettatore, che viene spinto non solo ad attraversare il marasma di un pollaio devastato – con animali in lotta e uova in frantumi – ma anche a ritrovarsi in un caos che diventa la metafora, cinicamente ironica, delle proprie fragilità esistenziali.











