Un ghetto abusivo, con infiltrazioni criminali, dove il caporalato selvaggio la fa da padrona sfruttando ancora di più persone che già sono allo stremo delle forze e della disperazione.
Dove non ci sono servizi, dove l’igiene è un miraggio e dove l’illegalità è l’unica legge.
Nella giornata di ieri Polizia e Carabinieri sono stati attivati per tutta la giornata per sgomberare il “ghetto “nelle campagne tra Rignano Garganico e San Severo. Un complesso abusivo di circa un centinaio di baracche di legno e cartone dove hanno trovato rifugio circa 500 immigrati impegnati illegalmente nella raccolta di prodotti agricoli nelle campagne del Tavoliere e del Gargano, soprattutto stagionali del pomodoro.
Circa cento , tra agenti e militari, con l’aiuto del personale sanitario sono stati impegnati nello sgombero per tutta la giornata di ieri.
Il blitz e la decisione dello sgombero è stata presa dalla procura antimafia di Bari che già lo scorso anno oaveva stabilito il “sequestro probatorio del campo con facoltà d’uso” dopo il fondato sospetto che dietro l’organizzazione del campo ci fosse la criminalità organizzata foggiana e sanseverese.
Ma dove andranno gli sfrattati? Una situazione che certamente rappresenta un problema per le istituzioni ed un pensiero per tutti.
Al momento la Regione Puglia, così come da accordi intercorsi con la Prefettura e
con il Comune di San Severo, ha messo a disposizione gli spazi dell’Azienda Agricola “Fortore”, nella quale si sta sperimentando con successo il binomio ospitalità-lavoro. Dallo scorso mese di luglio sono circa 120 sono le persone accolte. Ma non bastano quegli spazi.
La Regione Puglia ha deciso di supportare anche il Comune di San Severo che ha messo a disposizione spazi per accogliere altri migranti che vivevano fino ad oggi nel “gran ghetto”.
Il “gran ghetto”, accampamento sorto vent’anni fa in agro di San Severo e nelle vicinanze di Rignano, è – secondo il presidente Emiliano “una vergogna cresciuta per anni nell’indifferenza”.











