HomeEconomia & SviluppoSalva Ilva: la sinistra bacchetta Matteo Renzi per il decreto

Salva Ilva: la sinistra bacchetta Matteo Renzi per il decreto

“Mai nome di un decreto fu più esplicito: salva-ILVA. Lo scudo-Renzi istituisce un nuovo principio: giù le mani da chi inquina”. A scriverlo in un comunicato è il comitato promotore “da L’Altra Europa a L’Altra Puglia”, movimento di sinistra che intende proseguire lungo il solco tracciato in Grecia dal neopremier Tsipras.

“Qualcuno ricorda – scrivono – il principio “chi inquina paga”? Ecco, anche quel principio oggi è sta to rottamato. Matteo Renzi riesce dove perfino Berlusconi, Monti e Letta, pur provandoci, avevano fallito: mettere totalmente al riparo dalle conseguenze delle proprie azioni i responsabili di uno dei più grandi crimini contro operai, cittadini e terre, della storia di Puglia. Lo scudo-Renzi istituisce un nuovo principio: “giù le mani da chi inquina”. Mai nome di un decreto fu più esplicito: “salva-ILVA”. Per effetto di quel decreto del Governo Renzi infatti, le società ILVA, Riva Fire (la cassaforte di famiglia) e Riva Forni non saranno più tenute a risarcire le oltre 600 parti civili ammesse al processo per disastro ambientale”.

“30 miliardi di euro di risarcimenti – sottolineano – che potranno essere richiesti solo a singoli imputati, ma non alle tre società della famiglia Riva. Matteo Renzi, il suo governo ed il suo partito avevano una scelta da compiere. Dovevano scegliere se schierarsi al fianco delle vittime o dei carnefici. Hanno chiaramente scelto di stare dalla parte di questi ultimi”.

“Noi de L’Altra Puglia scegliamo altrettanto nettamente di schierarci dall’Altra parte. Quella degli operai, che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della mancanza di fondi per il risanamento degli impianti e le bonifiche. Quella di chi, in quello stabilimento, è morto o rischia di morire di lavoro perché non adeguato agli standard di tutela della salute europei. Quella di chi ha visto morire il proprio bestiame. Quella di chi ha visto morire i propri agrumi. Quella di chi ha visto morire Taranto e un gran bel pezzo di Puglia. Una cosa vorremmo chiedere a Renzi, al suo governo e al suo PD: qual è il limite? Fin dove siete disposti ad arrivare?”

Qui in Puglia da decenni si muore per mano dell’Italsider, prima, e dell’ILVA poi. Qui in Puglia da decenni si muore per mano della centrale Enel di Cerano. Qui in Puglia da decenni si muore per mano di un modello di sviluppo criminale.

“Ma la Puglia vedrà mai il giorno in cui finalmente deciderete di abbandonare i carnefici?”

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Redazione
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