Bari non resta indifferente ai fatti parigini dello scorso 7 gennaio. Lo dimostra con una composta “chiamata alle matite” organizzata dall’associazione Bam nell’ultimo tratto di via Argiro, in pieno centro cittadino, nella prima serata di venerdì 9 gennaio.
Non sta al redattore sottolineare le presenze simboliche di assessori, presidenti di municipio, giovani politici rampanti, artisti e giornalisti. Più interessante immortalare in immagini e parole l’abbraccio “a distanza” con cui una parte della città – al netto del passante che ha apostrofato la manifestazione con un “chessa je na cose da comuniste” – ha voluto dimostrare vicinanza e affetto ai cittadini parigini. D’altronde, se Bari avesse un Charlie Hebdo in edicola, sarebbe una piccola Parigi. Soprattutto questa sera.
Sul coro “stampa libera” – partito spontaneo dal banchetto allestito per distribuire cartelli, matite e pennarelli – permettete allo stesso redattore di poc’anzi una piccola provocazione. È pretestuoso confondere per “attacco alla stampa libera” un attentato che ci racconta ben altro. Chi vuole attaccare “semplicemente” la stampa non ha bisogno di sporcarsi le mani col sangue di 12 vittime innocenti. Quello subito dalla redazione di Charlie Hebdo è stato un attacco alla libertà di pensiero tout court, di cui quella rivista – spregiudicata e sfortunata – non è stata altro che un mezzo.
È il dialogo fra culture la vera vittima dell’attentato parigino. E il dialogo – che contempla diversi copioni possibili, satira compresa – è il più raffinato strumento di partecipazione alla “costruzione di senso” che ciascuno di noi possiede. La libertà è partecipazione, come diceva il grande Giorgio Gaber.












