Comunque vada, sarà un successo, si suol dire. Dopo le battute finali degli ultimi mesi e la visita della Commissione nei luoghi finalisti, oggi è stato emesso il verdetto finale che ha decretato la città vincitrice tra Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna, Siena. Questo premio porterà grossi vantaggi alla vincitrice. Da un punto di vista turistico, con il 12% di visitatori in più, si stima, ed economico: da quest’anno, infatti, le due capitali riceveranno dall’Europa 1,5 milioni di euro da investire nei progetti culturali promossi, sia in città che nella provincia.
Alla fine la scelta, comunicata ufficialmente dal ministro Franceschini, è ricaduta su Matera, che nel 2019 sarà Capitale Europea della Cultura insieme a Plovdiv.
“Grazie a tutti voi, alla commissione ed ai sindaci delle 6 città. Il mio discorso sarà breve. E’ stata una esperienza formidabile, importante per le 6 città ed il paese, perché il meccanismo di competizione ha spinto ad una cosa di cui c’è grande bisogno: una programmazione complessiva a lungo termine. E’ questa la strada virtuosa da percorrere. La città prescelta – ha concluso il Ministro della Cultura – è Matera“.
Quella della città salentina col marchio Lecce 2019 è stata una fatica corale durata tre anni che ha puntato sul motto “Reinventare Eutopia”, per andare oltre il valore del proprio patrimonio architettonico e artistico e riconoscersi, cogliere potenzialità, mettere in connessione, saltare la barriera dell’isolamento per attivare tra i cittadini un ciclo continuo di conoscenze, possibilità e modelli di crescita innovativi. Carta vincente di questa candidatura, di cui gran parte del merito va a Airan Berg, l’intellettuale israeliano che ha già conquistato il riconoscimento nel 2009 con la città austriaca di Linz, è stata la scelta di volersi mettere in gioco, a partire dal comitato promotore, per riunire tutti gli amministratori insieme a uno staff formato da professionisti e volontari, per creare coesione e accorciare le distanze con i cittadini, creare momenti di dialogo e confronto mettendo così in luce punti di forza, fragilità e bisogni inespressi. A prescindere da come sarebbe stato il risultato finale, questa occasione è servita a tutti per creare un vero salto verso il cambiamento, uno stimolo a spostare i punti di vista, rompere la routine, lasciar cadere le zavorre di idee precostituite e la rigidità del pensiero per andare incontro all’inatteso. E così come qualche giorno fa aveva commentato il presidente Vendola, “Comunque vada Lecce ha vinto, perché ha accantonato le scorciatoie della retorica e del provincialismo e si è caricata sulle spalle tutti noi, meridionali d’Europa. Per questo Lecce e noi, a prescindere dal verdetto, abbiamo già vinto. Perchè abbiamo imparato insieme ad essere migliori”.
Perché in fondo, “Reinventare Eutopia”, non è cosa da tutti.












