Le notizie si susseguono drammaticamente e freneticamente. Da quel drammatico 11 settembre che aveva visto distrutte le Torri gemelle a New York, col suo tragico elenco di morti per l’attentato, non si era mai visto nulla di simile. Che non sia una metropoli degli Stati Uniti, ma l’Europa e la capitale francese l’obiettivo dell’attacco terroristico dell’ integralismo islamico c’era da aspettarselo. Da tempo le minacce si sono concentrate verso l’Europa ed in particolare verso quei paesi europei che hanno mostrato di non essere disposti a tollerare supinamente l’escalation di aggressione islamica, ovunque si manifesti in questo mondo. La Francia, fra i paesi europei, è stata infatti la più attiva nell’opposizione, anche militare, avverso l’Isis e le sue armate, nel momento in cui invadevano paesi e territori limitrofi al cosiddetto califfato islamico.
Andiamo ai fatti. In questo momento sembra che sparatorie ed esplosioni abbiano mietuto almeno 100 vittime a Parigi (ma alcune fonti danno per oltre 150 in numero dei caduti), mentre sarebbero almeno 100 gli ostaggi presi nella tarda serata di ieri nella sala concerti Bataclan nel XI arrondissement, vicino alla sede di Charlie Hebdo.
Attacchi terroristici coordinati su più fronti: il più grave sembra al momento l’eplosione di tre granate contro lo Stade de France, che ha fatto almeno 40 vittime e da dove è stato fatto evacuare il presidente Holland, al termine della partita amichevole Francia-Germania. Altre tre esplosioni hanno devastato un ristorante nei pressi dello stadio, mietendo ulteriori vittime, mentre sparatorie hanno coinvolto un bar nell’XI arrondissement ed un altro ristorante nel X.
Intanto la Francia ha dichiarato lo stato di emergenza alfa ed ha chiuso le frontiere nel tentativo di cogliere nelle proprie maglia la rete di complicità e di copertura degli attentatori.
Viene spontaneo chiedersi, anche se è forse prematuro tentare di ragionarci sopra, considerato che è ancora caldo a terra il sangue delle vittime, cosa ha scatenato questa ondata di attacchi di portata mai vista prima. Non credo di sbagliare, ipotizzando che si tratti della reazione di una belva ferita e, probabilmente, ferita a morte. Ieri si è diffusa la notizia di 17 presunti terroristi arrestati in Europa, di cui ben 7 in Italia. Reclutavano nuovi militanti e progettavano attentati in Europa. Contemporaneamente è stato reso noto che un drone americano avrebbe gravemente ferito, se non con molta probabilità ucciso, Jihadi John, il terrorista dell’Isis presunto boia di molti ostaggi occidentali in Siria.
E’ evidente che l’Isis ha necessità di mostrare soprattutto davanti ai suoi adepti di non essere stata minimamente indebolita dalle operazioni dell’intelligence di paesi europei e degli Stati Uniti. Di qui nasce probabilmente questo attacco che credo possa essere interpretato solo come una manifestazione muscolare del terrorismo guidato dall’integralismo islamico.
Ma ora non è tempo di riflessioni sulle cause quanto di riprendere nella mani la situazione, La polizia francese sembra abbia ucciso due terroristi durante le irruzioni, mentre altri 6 si sono fatti saltare in aria con cinture esplosive. Nelle prossime ore ci saranno sicuramente reazioni militari pesanti. Piaccia o no, questo è un atto di guerra dichiarata all’Europa e in questo momento più che mai si avverte la mancanza di una unione politica europea. E’ giunta l’ora di pensarci seriamente ed avviare il processo di concretizzazione. Senza, l’Europa non potrà reagire unitariamente e non è possibile, perché oggi è solo il primo atto di una guerra che l’integralismo islamico ci ha dichiarato.
Una domanda l’Unione Europea e gli Stati Uniti devono fare al Signor Putin: “I Kalašnikov chi da dove vengono e chi li ha forniti?”. E’ atto di guerra l’attacco a Parigi, ma lo è pure rifornire di armi il terrorismo.











