La terra trema ancora e continua ad accanirsi contro il Centro della Penisola, già duramente colpito lo scorso 24 agosto. a cavallo di Lazio, Umbria e Marche. Da quella triste notte, in cui sono morte quasi 300 persone, sono migliaia le scosse di terremoto che si susseguono, provocando danni e terrore in popolazioni che ormai sono costrette a convivere con il terremoto.
Oggi la terra è tornata a tremare in maniera perentoria e forte. Una Scossa di magnitudo 6.5 in Umbria,è stata segnalata nelle prima ore, con epicentro tra Norcia, Preci e Castel Sant’Angelo sul Nera. Il terremoto è stato a 10 chilometri di profondità.
Dopo quella di questa mattina alle 7,41, sono state avvertite altre due importanti scosse a Norcia: la prima, intorno alle 13 di magnitudo 4.6 con epicentro tra Preci e Norcia; l’altra intorno alle 15 e 18 minuti.
Per fortuna non ci sono segnalazioni di vittime, e si contano soltanto alcuni feriti. I maggiori danni sono nel centro di Norcia, dove la Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea, sono crollate: sono rimaste in piedi parte delle facciate e delle strutture.
Ed in Puglia, possiamo davvero dirci al sicuro da eventi catastrofici? Fino ad ora questi eventi ci hanno portato al massimo a spaventi, movimenti di lampadari ed oggetti in casa, ed al massimo qualche crepa in muri già deboli. Eppure non possiamo, non dobbiamo restare inerti.
Siamo sotto l’effetto di uno sciame sismico di notevole portata e dalla durata ancora incerta. Una cosa è certa, in questo Paese, in cui c’è un gran bisogno di geologia, attualmente si stanno facendo chiudere i Dipartimenti di Scienze della Terra e si costringono i centri di ricerca a lavorare al limite della sopravvivenza.
A parlare è il presidente dell’ordine regionale dei geologi, Salvatore Valletta. “In Puglia oltre l’80 % del territorio non ha una cartografia geologica aggiornata, elemento fondamentale per gli opportuni studi di microzonazione sismica. Inoltre siamo una regione ancora senza un Servizio geologico regionale e con uffici tecnici sprovvisti di competenze professionali di tipo geologico”.
E non sono vere nemmeno le voci che circolano al limite dell’incontrollato, che danno la Puglia come al rischio da eventi sismici di grave portata.
E’ ancora Valletta a spiegare.
“La Puglia, contrariamente a quanto in genere si pensa, è regione pericolosa dal punto di vista sismico non solo nelle sue zone nord (Gargano, Capitanata e Subappennino) ma anche nel resto del territorio. La prevenzione sismica non può prescindere da questa presa di coscienza e di consapevolezza”.
“I cataloghi sismici ufficiali nazionali permettono di rilevare che nel passato in Puglia vi sono stati decine di eventi gravi e alcuni addirittura catastrofici”.
“Per questi ultimi – dice Salvatore Valletta – si citano qui solo due casi emblematici, quello del 1627 che interessò la Puglia nord, con Magnitudo Richter 6.7 e con intensità Mercalli risentite fino all’undicesimo grado. Esso causò migliaia di vittime ed enormi danneggiamenti, radendo al suolo interi paesi, nelle zone settentrionali della regione, e quello del 1743, con epicentro nel basso Ionio che causò molte vittime e grandi danneggiamenti nelle zone meridionali della regione, in particolare il Salento, con Magnitudo Richter 7.1 e con intensità Mercalli risentite localmente fino al nono grado”.
Dunque dobbiamo preoccuparci?
“La classificazione sismica della nostra regione, pur considerando la radicale riclassificazione operata nel 2004, appare per alcuni versi sottostimata. In più va considerato che l’edificato pugliese è dal punto di vista sismico fortemente vulnerabile, poiché la gran parte di esso fu progettato e costruito nei decenni scorsi senza la dovuta attenzione alla pericolosità sismica locale”.
Eppure, dopo il terremoto dell’Aquila è stata fatta una legge che prevede risorse (decreto legge 39 del 28 aprile 2009) che prevede risorse per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale.
Si tratta di 965 milioni in 7 anni (145 per il 2015 d altri 44 per il 2016). Sono fondi sufficienti? Risponde sempre Valletta.
“Si tratta del 3- 4% di quello che servirebbe per mettere in sicurezza antisismica il patrimonio edilizio nazionale, ma i finanziamenti sono destinati ad aree o edifici posti in zone caratterizzate da una accelerazione sismica massima (amax) durante i sismi, statisticamente stimata, “amax ≥ 0,125 g”, ovvero, sostanzialmente, zone sismiche 1, 2 e parte della 3, in tal modo escludendo dai benefici tutto il centro-sud della Puglia, che è classificata come zona con amax inferiore a tale valore”.
Certo che immaginare che l’intera Puglia centro meridionale continui ad essere esclusa da tali fonti di finanziamento non è più possibile.
“Peraltro, anche nelle zone della Puglia dove sono state attivate tali risorse, in particolare per la microzonazione sismica, si avverte la necessità di un supporto alle strutture regionali attive in tale settore (prevedendo una specifica struttura regionale di interesse geologico e sismico) per non rimanere indietro nell’opera di prevenzione sismica”.
“In tale settore – secondo Valletta – bisogna dunque coinvolgere molto di più i Comuni che, coordinati al meglio dalla Regione, devono direttamente curare la gestione del rischio sismico, in ottica di reale prevenzione dello stesso. Tali prassi peraltro si stanno positivamente sviluppando in molte altre regioni italiane.
Cosa si dovrebbe, dunque, fare per poter intervenire e, soprattutto, prevenire eventi di portata dannosa e, spesso, letali per molte persone?
“Sostanzialmente si avverte in Puglia l’assenza di un SERVIZIO GEOLOGICO REGIONALE. Di un servizio quindi appositamente dedicato a gestire, in coordinamento con i Comuni, con le Autorità di bacino e con la Protezione Civile regionale tutti i diversi aspetti della prevenzione sismica (microzonazioni e riclassificazioni sismiche locali, loro immediato recepimento negli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, informazione ed educazione simica, adeguamento sismico dell’edificato e delle infrastrutture)”.
“Un Servizio – conclude il presidente dell’Ordine del Geologi Pugliesi – con forti funzioni tecniche, e non solo amministrative, in cui vi siano geologi, ingegneri ed altri tecnici esperti del settore che lavorino assiduamente al fine di proteggere realmente le popolazioni e il patrimonio da tale primario rischio geologico, sfruttando al meglio tutte le fonti di finanziamento nazionali e comunitarie potenzialmente utili a tale scopo”.
Allarmarsi, dunque, non è il caso. Ma non bisogna nemmeno dormire sonni tranquilli. Piuttosto occorre davvero mettersi al lavoro riunendo tecnici e risorse per fare tutto quanto è possibile per minimizzare l’impatto di eventi che, statisticamente e storicamente, non ci lasciano indenni da rischi. Anzi.











