Trivellazioni, passo indietro del Governo? E’ presto per cantare vittoria, ma mentre si aspetta per l’anno nuovo il parere finale della Corte Costituzionale sul referendum anti-trivellazioni proposto da 19 Regioni italiane contro alcune norme del decreto sblocca Italia, intanto verrà, con ogni probabilità, ripristinato il limite delle 12 miglia dalla costa per le perforazioni petrolifere in Adriatico.
Va in questo senso, infatti, un emendamento presentato dal Governo alla legge di Stabilità: di fatto un primo successo nella mobilitazione a difesa soprattutto delle coste delle Regioni soprattutto meridionali (Abruzzo, Puglia e Basilicata in testa) dove negli ultimi mesi, sono state molteplici le iniziative di protesta contro il progetto di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.
“Sembra che il Governo abbia fatto una totale retromarcia sulle proprie intenzioni di far trivellare l’Adriatico e lo Ionio alla ricerca di idrocarburi – ha commentato il presidente della giunta regionale pugliese Michele Emiliano – la istituzionale rivolta popolare delle associazioni ambientaliste e delle Regioni del sud governate dal centrosinistra, culminata nella richiesta di referendum da parte di dieci regioni che si sarebbe dovuto svolgere a maggio, assieme alla chiara e vincolante indicazione giunta all’Italia dall’accordo sul clima di Parigi, hanno alla fine sconsigliato al Governo di affrontare la battaglia referendaria”.
“Attendiamo con fiducia – ha concluso di esaminare meglio il testo dell’emendamento alla legge di stabilità presentato dal Governo e la sua approvazione da parte del Parlamento”.
Ma attenzione a cantare vittoria troppo presto, come sottolinea il consigliere regionale Nino Marmo.
“La Corte Costituzionale, in ripetute occasioni, ha ridisegnato le competenze tra le Regioni e il governo nazionale. Per questo, Emiliano non canti vittoria anticipatamente solo perché il governo, con un emendamento alla legge di stabilità, ha allontanato a 12 miglia dalla costa le attività di trivellazione”.
“L’esultante Emiliano –prosegue- non considera due questioni. La prima è che non sono 12 miglia ad allontanare la probabilità di inquinamento. La seconda è, invece, relativa alla pronuncia della Cassazione, che ha dichiarato “ammissibile” la richiesta di referendum. Ma la Consulta non ha ancora dato un si definitivo. Quindi –conclude Marmo- un po’ di cautela non guasterebbe rispetto alla dichiarazione “il governo ci ha ascoltato” detta dal presidente Emiliano”.











