Prima, Seconda, Terza Repubblica, sono solo slang giornalistici con cui si vogliono forzare, per audience, le nuove stagioni politiche e la freschezza che dovrebbero portare con loro. Invece siamo appesi ai “ricambi” solo per i limiti umani da Cimitero, per il resto nulla mai si rottama nella geografia dell’establishment italiano.
Silvio Berlusconi è tornato, in pompa magna riprende il tour televisivo, fa campagna elettorale, e basta magicamente un suo sorriso a far riappendere i galloni sulle giacche stinte di Forza Italia, coronato da guizzi nei sondaggi.
È concesso tutto al Cavaliere, ripete costantemente lo stesso cliché del ’94, promette le stesse cose di oltre vent’anni fa senza mai averle realizzate nei quattro Governi presieduti, eppure appare ancora come la più realistica delle possibilità in campo. Il nostro corpo elettorale ed il nervo mediatico che l’accompagna sono supini nei suoi confronti, in fondo ci si culla ancora in qualcosa che non è avvenuto all’apice dei successi, della forza, delle energie e del potere. Come potrebbe verificarsi oggi? E con quale credibilità?
Non è importante. Abbiamo bisogno di rassicurazioni, di un racconto, una storia con effetto nostalgia, un focolare in spiaggia e quattro canzoni, per noi la politica è solo una fetta come un’altra dell’amarcord, l’eterna collina dei ciliegi alla Lucio Battisti.
Dimentichiamo presto e dimentichiamo tutto, dimentichiamo perfino di fare pace con noi stessi quando in una coazione a ripetere chiacchieriamo su tutto quello che non funziona, ma poi il Paese torna sempre sui suoi passi, sui suoi uomini, sui suoi schemi, e via nella dolce danza di Azzurra Libertà.
Di Salvini dice che potrebbe fare il Ministro, di Grillo che si faceva pagare i cachet in nero e di Trump, che gli piace molto la moglie. Ha dell’incredibile, ma l’elettorato affezionato ha radici in Forza Italia come una setta devota, se si presentasse Silvio in piazza mitragliando le folle, ci sarebbe qualcuno pronto a difenderlo: “I proiettili erano comunisti, lo hanno incastrato.”
In fondo la frustrazione è solo di una piccola minoranza, di coloro i quali come Elefanti portano memoria di uno Stivale che continua a nutrirsi di noccioline amare, promettendo champagne.












