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Università e Sud, D’Ambrosio Lettieri: “siamo alla desertificazione culturale”

“Con il criterio di assegnazione dei punti organico la sinistra ci regala una vera desertificazione culturale che si trasforma sempre più in un drammatico esodo. Il silenzio diffuso sull’argomento, rotto finalmente dalla stampa e da un solitario rettore dell’Università di Bari, è incredibilmente imbarazzante e vergognoso”.

A parlare è il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, che ritorna già su una sua personale battaglia della scorsa legislatura.

“Il tema dei cosiddetti punti organico – di cui ci siamo occupati lungamente nella scorsa legislatura con Carrozza ministro e che abbiamo tentato di correggere con un emendamento trasformato poi in un ordine del giorno – come previsto sta, di fatto, mettendo in seria difficoltà le Università del Sud con effetti deleteri per un Mezzogiorno che si impoverisce inesorabilmente di ruolo, di attrattività e funzioni. Le conseguenze, se davvero il Governo non cambia rotta, potrebbero essere drammatiche: praticamente verrebbe distrutta la più importante agenzia formativa del Sud, mentre ai nostri ragazzi viene messo in mano un biglietto di sola andata per le Università del nord con pochissime, quasi nulle, speranze di vederli tornare”.

“L’ordine del giorno invitava il Governo e nella fattispecie l’allora ministro Carrozza, a correggere, a valersi dall’anno 2013, proprio il meccanismo fortemente sperequativo di assegnazione dei punti organico, tenendo conto delle cessazioni dal servizio del personale, della sostenibilità e dell’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale di ciascun ateneo, nonché del contesto economico e territoriale e infrastrutturale, oltre a rivedere il sistema di finanziamento delle università”.

Da allora, però, come spiega sempre l’esponente dei Conservatori e Riformisti, nulla è stato fatto, anzi. L’ordine del giorno è finito nel dimenticatoio ed il Governo ha ancora di più accentuato questa sperequazione.

“Lo schema di ripartizione del 2013 – spiega D’Ambrosio Lettieri – favorisce in maniera considerevole gli atenei che si trovano in una situazione economico-finanziaria molto solida a discapito di un ampio numero di atenei che pure hanno una situazione economico-finanziaria positiva o in via di risanamento. Questo schema di ripartizione determina la distribuzione dei punti organico in base a indicatori legati al bilancio ovvero direttamente collegati al livello di tassazione degli studenti. Inoltre, le risorse provenienti da tutte le università (in misura consistente riferibili alle università’ del Centro-Sud) possono essere utilizzate per finanziare le assunzioni negli atenei che dispongono del miglior indicatore Isef (presenti in maggioranza al Nord). Questa modalità di gestione del turn over e la conseguente ripartizione dei punti organico (un “Punto Organico” equivale al costo medio annuale di un professore ordinario) produce una evidente effettiva disparità fra le diverse università presenti sul territorio italiano, in quanto  consente ad alcune di ottenere un turn over effettivo molto alto, tale  da poter assumere finanche il triplo del personale cessato dal servizio, mentre ad altre non è garantita neanche la copertura dei posti resisi vacanti”.

Dalla politica e dalle istituzioni locali ed accademiche, però (con l’eccezione della protesta del Rettore di Bari Antonio Uricchio) però sono arrivate scarsissime o nulle rimostranze.

“Mi chiedo – è ancora il senatore barese a parlare – che fine abbiano fatto i sindacati, la sinistra radical chic e i partiti politici, Pd in testa, che protestarono contro la riforma Gelmini bloccando il Paese con cortei e occupazione degli Atenei, alla pari di quei parlamentari che salirono sui tetti per dare maggiore enfasi alle loro argomentazioni. Eppure nel Piano per il Sud, l’allora Ministro Fitto progettò e finanziò (con soldi veri) un programma di rilancio del Mezzogiorno che vedeva nell’ Università un insostituibile e prezioso motore di sviluppo delle politiche economiche e sociali”.

“Monti, Letta e ora Renzi, hanno cancellato quanto di buono era stato fatto. Con il criterio di assegnazione dei punti organico la sinistra ci regala una vera desertificazione culturale che si trasforma sempre più in un drammatico esodo. Il silenzio diffuso sull’argomento, rotto finalmente dalla stampa e da un solitario rettore dell’Università di Bari, è incredibilmente imbarazzante e vergognoso. All’Università di Bari che, grazie ad un proficuo piano di revisione della spesa da una parte e di rilancio dall’altra, potrà usufruire di un bonus di punti organico superiore alla quota minima, va il mio sostegno, con la prosecuzione di un impegno parlamentare che, mi auguro, ci veda in tanti e tutti dalla parte di un sistema più equo per un Sud che non piange e si ocmpiange, ma esige pari opportunità”.

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