Un incontro interlocutorio e giudicato inaccettabile dai sindacati, quello di ieri a Roma per illustrare i progetti sull’Ilva parlando del numero degli esuberi previsti in entrambi i piani dei due gruppi industriali in lizza per l’acquisto dell’impianto siderurgico tarantino.
Il numero degli esuberi è previsto da entrambi i piani industriali presentati dalle due cordate in gara per Ilva e illustrate oggi ai sindacati. I sindacati si reincontreranno con il ministro il primo giugno per esprimere il proprio parere.
Antonio Talò, segretario generale Uilm Taranto, dopo il vertice con il ministro Calenda sulla cessione dell’Ilva di Taranto non ha fatto mancare le proprie critiche per una situazione decisamente insoddisfacente.
“Le nostre preoccupazioni, per ciò che abbiamo ascoltato e che ci è stato detto, diventano realtà. C’è un piano ambientale che potrebbe contenere aspetti positivi, ma è tutto da verificare.
Ciò che ci preoccupa, intanto, maggiormente, è quanto contenuto nell’offerta ArcelorMittal-Marcegaglia sul futuro occupazionale. Oggi ci sono 14200 unità. Dal 1° gennaio 2018, l’offerta prevederebbe 9407 unità lavorative, per poi arrivare nel 2022 con produzione ad 8 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e 8480 unità.
Abbiamo subito malattie, danni sanitari e ambientali a causa dell’inquinamento, adesso ci risarciscono con i licenziamenti.
Quel numero di esuberi lo inviamo nuovamente al mittente. Eventuali discussioni sugli aspetti occupazionali si devono intelaiare nel campo degli ammortizzatori sociali.
Valutiamo, infine, positivamente, un unico punto: la dichiarazione del ministro che ha garantito che la vendita definitiva avverrà solo dopo l’accordo tra le parti. Intanto diciamo no agli esuberi”.











