HomeCulturaArteVisioni e passioni di Cecilia Mangini

Visioni e passioni di Cecilia Mangini [Gallery]

Tra le molte iniziative promosse durante la settimana del Bari International Film Festival spicca per particolare interesse la mostra Cecilia Mangini. Visioni e Passioni, che presenta alla ex Posta Centrale un’attenta e ricercata selezione di fotografie realizzate da Cecilia Mangini, in assoluto tra i più grandi documentaristi italiani, in un lasso di tempo che va dal 1952, anno del suo primo reportage sulle cave di pietra pomice dell’isola siciliana di Lipari, fino al 1965, quando crea una serie di immagini suggestive del Vietnam.

L’esposizione, curata da Paolo Pisanelli e Claudio Domini (e ideata da Associazione Cinema del reale, Erratacorrige, Big Sur e Officina Visioni, con il sostegno di Unione Europea – Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, Regione Puglia, Apulia Film Commission, Cineporti di Puglia Bari/Lecce/Foggia in collaborazione con Festival International de Films de Femmes de Créteil), è, per la ricchezza delle opere fotografiche e per la felice scelta dell’allestimento site specific, la più completa dedicata alla documentarista nativa di Mola di Bari, conosciuta e celebrata in tutto il mondo ma, come spesso accade da queste parti, nota nella sua terra di origine solo a una ristretta cerchia di addetti ai lavori e appassionati.

Dall’antologica del Palazzo della Posta Centrale emerge con chiarezza, al di là dell’abilità come autrice di documentari con cui ha raccontato l’epoca del boom economico italiano e le sue stridenti contraddizioni, anche tutta la bravura della Mangini come fotografa, una “pasionaria dell’immagine” come la definisce Jackie Buet nel ricco catalogo che raccoglie anche i contributi dei curatori e di Anne-Violaine Houcke.

Organizzata in sette sezioni (Cave di Lipari, Sud, Firenze, Milano, Vietnam, Ritratti e Dietro La legge), la galleria di immagini di Cecilia Mangini descrive, con un artistico realismo, mondi e realtà lontani fra loro per geografia e soprattutto per dinamiche sociali, con la medesima attenzione e partecipazione che le ha permesso, da documentarista, di inquadrare e descrivere nei suoi lavori l’Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Per Cecilia Mangini, d’altronde, cinema e fotografia risultano essere intrecciati in un rapporto inscindibile: “Fotografia e cinema marciano insieme… sono praticamente la stessa cosa: sono la necessità dell’immagine, la necessità dell’inquadratura, la necessità di dire figurativamente quello che le parole non riusciranno mai a dirti completamente”. Una necessità che si trasforma nel piacere visivo delle opere della fotografa, in esposizione ancora per pochi giorni (fino al 16 aprile 2016) e che forse è passata un po’ sotto silenzio, ma che invece ha il merito di aver fatto scoprire – o riscoprire – un’esponente di grande rilievo della fotografia “sociale” e del cinema documentarista italiano.

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