Si chiama lactoperossidasi, è un enzima che si trova nel latte e che in vitro è riuscito a neutralizzare il batterio Xylella. È una scoperta straordinaria che potrebbe cambiare le regole del gioco imposte da Bruxelles nella lotta al patogeno, liberandoci finalmente da pesticidi ed eradicazioni inutili.
L’illustrazione delle proprietà dell’enzima è stata al centro della tavola rotonda organizzata a Bari dall’Europarlamentare M5S Rosa D’Amato in collaborazione con la senatrice Daniela Donno e del consigliere regionale Cristian Casili, nel corso della quale per la prima volta sono stati resi pubblici i risultati di un importante studio del Laboratorio Agrobiotech Gembloux dell’Università di Liegi e che ha visto il confronto proficuo e costruttivo di ricercatori e istituzioni coinvolte nella difficile gestione della problematica del disseccamento degli ulivi salentini.
Esprime soddisfazione Casili, che ha criticato più volte il monopolio della ricerca di CNR, Università di Bari e Istituto Basile-Caramia. I pentastellati che si sono occupati della problematica e che si sono spesi in questi anni, sottolineano gli sforzi compiuti sino ad oggi per allargare la ricerca coinvolgendo altri istituti nazionali ed internazionali con l’obiettivo di realizzare un approccio multidisciplinare. All’interno del gruppo di lavoro della Agrobiotech vi sono infatti batteriologi, epidemiologi, microbiologi del suolo, fisiologi delle piante ed agronomi esperti nella gestione e coltivazione sostenibile delle colture arboree.
“Se i test – prosegue Casili – dovessero confermare la capacità dell’enzima nel traslocare all’interno dei vasi xylematici saremmo a un passo storico nella lotta per debellare il batterio, i presupposti ci sono perché gli stessi ricercatori hanno già verificato la capacità della vite, del pomodoro e degli agrumi di assorbire l’enzima all’interno dei propri vasi. Sappiamo – continua il vicepresidente della Commissione regionale Ambiente – che l’ulivo ha vasi xylematici più piccoli rispetto alle colture saggiate, ma i ricercatori sono fiduciosi data la semplicità molecolare dell’enzima e la capacità di essere trasportato nelle piante. Del resto il sistema perossidasi – evidenzia – è noto da tempo anche nell’uomo e in tutti gli animali dove riesce a neutralizzare virus e batteri gram-negativi”.
“Al presidente Emiliano – conclude Casili – chiediamo di non farsi condizionare da una unica campana e di guardare con attenzione ai risultati che da qui ai prossimi mesi potrebbero cambiare per sempre la strategia di contenimento del patogeno, che fino ad oggi si è dimostrata del tutto fallimentare”.
E proprio Michele Emiliano, presente al convegno, ha sottolineato come “la lotta alla Xylella si basa anche sulla collaborazione internazionale e spero che l’avvio di un’interlocuzione con i presidenti delle regioni francesi Corsica e Provenza Marsiglia dove l’olivicoltura è importante ci possa aiutare nel confronto con le istituzioni europee”.
“Questo convegno organizzato dai 5 Stelle – ha detto Emiliano – ha illustrato teorie che anche la task force regionale contro la Xylella condivide, immaginando che la lotta alla Xylella non consista solo nel tagliare gli alberi e riempire il terreno di pesticidi, ma che si sostanzia anche nell’uso del compost sul suolo agricolo, ovvero con l’uso della parte umida dei nostri rifiuti, per raggiungere due obiettivi: quello di arricchire il terreno reso sterile che forse ha indebolito le piante e contribuire al riuso dei rifiuti che oggi dobbiamo spedire al nord”.











