Piano di rientro si, ma senza mettere in secondo piano i livelli essenziali di assistenza che, in prima battuta, devono partire dai presidi dotati di personale in grado di fare al meglio il proprio lavoro. E quella dei tagli, che in Puglia pare essere l’unica strada intrapresa dalla Regione Puglia sulla via del ripianamento dei conti sanitari, non può essere una risposta.
Arriva dal Tar Puglia (seconda sezione) una battuta d’arresto per le delibere sulle dotazioni organiche delle Asl approvate dalla Giunta pugliese tra il 2011 e il 2012 e ancora vigenti. Le stesse sono state bocciate dal giudice amministrativo perché non garantiscono la presenza del numero minimo di medici necessari ad assicurare i livelli essenziali di assistenza.
Il Tar nella sentenza ha dichiarato fondato il ricorso dell’ Anpo Ascoti Fials Medici, per “eccesso di potere” nelle delibere approvate sulla quantificazione del personale.
Secondo i giudici “gli atti di programmazione impugnati non tengono conto dell’incomprimibilità dei Lea, né dei limiti di durata dell’orario di lavoro del personale medico per violazione dell’obbligo di garantire al lavoratore undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore – che con l’approvazione degli atti impugnati hanno subito inammissibili deroghe”.
Il problema, in Puglia, quale è? Che si è voluto continuamente ed unicamente anteporre il vincolo economico ed i limiti di spesa come metodo unico, peggio, come fine delle politiche sanitarie, omettendo di fatto prestazioni e livelli sanitari che ormai sono al di sotto della tollerabilità.
Ed il Tar prosegue: “senza considerare che il combinato disposto delle disposizioni contiene una clausola di salvaguardia, senza la quale ne sarebbe fondato il sospetto d’incostituzionalità, che ammette misure alternative nel rispetto dell’autonomia finanziaria delle regioni ex art. 119 Cost. ove l’obiettivo prefissato della riduzione di spesa interferisca in concreto con l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.
Anche se l’obiettivo della riduzione della spesa per il personale è uno dei cardini della politica di bilancio del settore sanitario regionale, “occorre tuttavia dar conto del fatto che il regime normativo vigente consente di escluderne la natura di prescrizione inderogabile tale da imporsi sui Lea”.
Da qui il motivo dell’accoglimento del ricorso del sindacato perchè, restando immutati i Lea, alla diminuzione del numero dei medici, corrisponderebbe un loro maggior coinvolgimento nella prestazione del servizio.
Il che tradotto significa che pochi medici impediscono l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito (quello alla salute) e portano a dover scegliere tra livelli di assistenza inferiori alla legge o a personale utilizzato a ritmi non a norma di legge.











