HomePoliticaBari“La prossima a destra”, a Bari con Storace

“La prossima a destra”, a Bari con Storace

Ci aveva pensato a non cadere nella trappola dell’auto-retorica e dell’autoreferenzialità, e allora il titolo non poteva essere “La prossima destra”, così come è decaduto anche il pensiero di intitolarlo “L’ultima destra”, essendo troppo pessimistico e malinconico. Così, fatta fuori la nostalgia canaglia ed esorcizzato l’ego, nasce “La prossima a destra”, il libro che vuole spiegare un po’ la strada di ieri, per condurre a quella di domani.

A Bari, ospite della Fondazione Tatarella ed intervistato dal direttore di PugliaIn.net, Fabio Paparella, che ha dialogato anche con Daniele Milella, segretario provinciale di Bari de “La Destra”, Francesco Storace fa un bagno nei ricordi e nell’aneddotica umana, una unzione essenziale nella Roma capitale della destra e dell’Italia.

C’è qualche rimpianto, ad esempio l’essersi schierato troppo tardi contro il suo leader di allora, Gianfranco Fini, e avere perso il momento giusto per condurre una battaglia identitaria. L’avere scambiato il governo per il potere, e invece il potere non lo hanno mai controllato a differenza della sinistra radicata nelle istituzioni.

Con la timidezza di chi non voleva troppo forzare la mano, per paura che si potesse perdere il ruolo di maggioranza nel Paese, alla fine si è finiti comunque per non tornare più nelle Istituzioni. E lo racconta senza l’amarezza di chi si è fatto sfuggire qualcosa. Presidente della Regione Lazio, parlamentare, Ministro, uomo dalla lunghissima militanza a partire dalle fila del Movimento Sociale Italiano.

“Io parlo di militanza, spiegai ad un democristiano come Saverio Romano la differenza con lui, che nel suo libro, parlava di carriera politica.” Storace (accanito fumatore all’epoca), succedette a Girolamo Sirchia al Ministero della Salute, l’uomo celebre per la sua legge antifumo. E racconta: “Che goduria fumarmi una sigaretta nel suo ufficio.”

storace bari 4Ha avuto a che fare con la giustizia per ben 23 anni, ma sempre assolto, compreso il vilipendio nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica Napolitano. “Io ho rinunciato alla prescrizione, e attenzione non sono contrario ad essa, che è una forma di garanzia giuridica. Però sono convinto, me ne vorranno i politici presenti in sala, che ad un uomo politico si debba chiedere di più, una trasparenza maggiore, rispetto a ciò che è consentito ai comuni cittadini.”

Non mancano passaggi sul rinnovamento della politica: “Quando Bossi scese in campo, ci lamentavamo del fatto che facevamo dire a lui le cose che pensavamo noi sulle disfunzioni del Palazzo. Poi c’è stato Salvini, e ci siamo lamentati del fatto che dicesse lui le cose sull’immigrazione clandestina. Io vorrei che noi tornassimo a dire le cose che pensiamo noi, senza lasciarle agli altri. Parlo da tempo di rinnovamento della politica, che non è giovanilismo a tempo perso, ma anche il mondo della cultura deve sporcarsi le mani. Nel 2013 chiesi a Marcello Veneziani di fare il capolista per ‘La Destra’ al posto mio, avrei anche rinunciato a fare il nr.2 se fosse stato un problema. Non accettò, ma io chiedo loro di sporcarsi le mani e darci una mano.”

Poi lo raggiungo personalmente e Storace mi “fulmina” con lo sguardo: “Aoh, te sei Lorusso vero? Ti ho riconosciuto subito, che gran cagaca**o che sei!” Lo confermo (chi legge questa testata conosce le mie lunghe interviste a Storace, e aggiungo i battibecchi su twitter).

Ma a Francesco Storace vanno riconosciute, senza dubbio, la presenza e la costanza di chi non si tira mai indietro, che risponde e dà credito a tutti. E infatti non poteva mancare, ancora una volta, qualche domanda.

Allora Francesco, ora che si fa a Roma?

“Ci vuole un nuovo Bartali. E’ tutto da rifare, è tutto da rifare!”

Pentito dell’appoggio a Marchini?

“Avevo altra scelta? Sai come sono andate le cose, ne abbiamo parlato nella precedente intervista. L’altra possibilità era non presentarmi proprio alle elezioni.”

Raggi vs Giachetti. Che ne pensi del fronte anti-Renzi come proposto da Salvini?

“La Raggi vincerà a prescindere dal mio voto. E poi ormai gli elettori pensi che si possano portare a spasso? Le nostre indicazioni contano poco.”

C’è ancora dialogo con la Meloni?

“No, da diversi mesi. Il fronte identitario non si può fare a città alternate comunque. Berlusconi o va bene dappertutto, o non va bene. Quello che posso dirti è che io per primo chiesi a Giorgia di scendere in campo, quando rifiutò per sue motivazioni personali, salvo poi cambiare idea.”

Io penso che le sue resistenze alla tua persona siano il mezzo per non riabilitare il tuo ruolo, e di altri ex colonnelli.

“E con quale diritto? Come ci si intesta questa egemonia? Io non ho ambizioni particolari, e se mi chiedessero di guidare un partito risponderei picche. Oggi gioco un ruolo un diverso, scrivo, faccio libri, a me interessa il pensiero di destra.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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