Tap, riparte il cantiere, ripartono i disordini

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Ritornano i lavori al cantiere Tap a San Foca di Melendugno (Lecce) e ritorna la tensione tra gli attivisti e i #NoTap e le forze dell’ordine. Da questa notte é stata, infatti, attivata un’operazione di pubblica sicurezza per consentire lo stoccaggio del materiale e dei mezzi per i lavori di ultimazione del terminale del gasdotto che porterà il gas dal mar Caspio in Europa attraverso l’Italia.

Un cordone di polizia che ha circondato il cantiere e che ha impedito ai No Tap di raggiungere il presidio in corso da alcuni mesi davanti al cantiere.

Una ventina gli attivisti che già erano sul posto, si sono visti bloccati e non si sono potuti allontanare dal luogo del presidio, essendo bloccate anche le strade interpoderali e di campagna.

Una manifestazione di protesta si è tenuta questa mattina a Melendugno, davanti la sede della società che sta realizzando la Tap. Durante la protesta alcuni manifestanti hanno rotto le telecamere esterne di videosorveglianaza lanciando uova all’indirizzo dello stabile che ospita gli uffici della multinazionale.

“La militarizzazione di San Foca è un atto di forza inaccettabile. Tap non produce danni? Spiegatelo a chi non è riuscito a recarsi sul posto di lavoro o a tutti quei commercianti che oggi non apriranno perché non possono raggiungere la loro attività e che subiranno perdite ingenti per il blocco della circolazione per i prossimi 30 giorni”.

Queste le dichiarazioni del consigliere del M5S Antonio Trevisi in merito al dispiegamento di oltre 250 uomini delle forze dell’ordine in presidio sul cantiere TAP per consentire la ripresa dei lavori e all’ordinanza con cui il Prefetto di Lecce ha disposto il divieto di circolazione per 30 giorni sulla provinciale che collega Melendugno a San Foca.

“Dire che tutto ciò avvenga in nome di una presunta sicurezza è paradossale – incalza il pentastellato – visto che le forze dell’ordine in assetto antisommossa certamente non garantiscono l’ordine pubblico. Militarizzare l’intera area non è la soluzione per fermare le contestazioni. Ci piacerebbe che questo dispiegamento di forze ci fosse anche per risolvere emergenze ambientali o nel contrasto alla criminalità organizzata. Ho cercato di recarmi nella zona del cantiere per vedere di persona cosa stesse accadendo, ma l’unico modo per arrivare a San Foca è deviare verso Torre dell’Orso, allungando il tragitto di oltre 40 km. I cosiddetti “effetti collaterali” di questo processo di assedio militare del nostro territorio – continua – finiscono col prevalere sui risultati positivi che si dichiara di voler conseguire. Non si possono privare i cittadini della libertà a cui hanno diritto, passando anche sopra la volontà delle amministrazioni locali. Paralizzare la circolazione per evitare le contestazioni non è la scelta giusta – conclude -in questo modo si rischia di creare solo ulteriore tensione”.

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