Mettersi in tour e in discussione alla bella età di 66 anni può senz’altro essere rischioso, ma di sicuro non lo si fa se non si ha qualcosa di veramente valido da raccontare al pubblico. Nada, come una ragazzina in cerca di consolidare un qualche successo appena conseguito, confeziona l’anno scorso un disco denso e intrigante e si mette in giro per la penisola senza timori. C’è la consapevolezza di una maturità invidiabile, che in 50 anni di carriera dall’esordio sanremese di “Ma che freddo fa”, l’ha vista sulle scene anche in veste di attrice e in libreria in veste di scrittrice. Una esperienza che si può definire letteraria in senso lato, considerando i testi delle canzoni.

Il tour della cantante toscana ha toccato anche Bari, passando per il Teatro Forma che ha organizzato l’evento. A distanza di anni Nada, nonostante un inevitabile appannamento, è ancora amata dal pubblico a giudicare dalla sala “sold out”, e non solo in nome dei suoi vecchi successi.

Si è presentata di nero vestita e abbiamo capito piano piano perché. Perché i brani del nuovo disco, “E’ un momento difficile, tesoro” inducono a un certo pessimismo: è un percorso introspettivo ed introverso, un tentativo di prendere le distanze dai ricordi e dalle malinconie che ci assalgono, perchè siamo “prigionieri del futuro dentro un ideale antico”. Per questo si sente il bisogno di stare vicini, anche se è “un inferno avere delle braccia e nessuno da abbracciare”. E per questo serve ritrovare il senso della passione, uscire da un mondo illusorio e pieno di inibizioni per viaggiare verso la libertà, lontano dalle sovrastrutture e dal malessere. Nel momento della solitudine e dello sconforto arriva in soccorso il ricordo della “Madre”. E’ questo lo stato d’animo della cantautrice quando ha composto le 10 canzoni del disco: un modo per mettersi a nudo mostrandosi in tutta la sua fragilità di donna. A 66 anni Nada sente ancora il bisogno di offrirsi al pubblico, così come è, adesso. E nella denuncia di sé stessa e di ciò che la circonda si nasconde la solita speranza di fondo, la consapevolezza dell’esistenza di un’altra possibilità: “aspetto ogni sera su un prato che una stella illumini la strada, illumini il pensiero”.

Tutto questo ed altro il contenuto del concerto, un concerto condotto con studiata ricercatezza fra citazioni, ricordi e presentazioni/introduzioni molto eleganti, in netto contrasto però con certi movimenti un po’ scomposti e goffi. La band asseconda diligentemente con un sound asciutto e graffiante, lasciando il dovuto spazio alle parole. Si snocciolano canzoni rock e splendide ballad senza pretese e profondamente sincere. “Dove sono i tuoi occhi”, “Disgregata”, “Stasera non piove” sono anche grida che vogliono esorcizzare dolore e annullare ricordi; “O madre” è un richiamo disperato, mentre “E’ un momento disperato, tesoro” è un rock che apre alla fiducia; “Un angelo caduto dal cielo” è delicata e profonda. Ci sono anche i tuffi nel passato: “Luna in piena” (Sanremo 2007), la splendida “Berlino” del 1988 e più indietro fino agli 70 con “Senza un perchè”. “500 catenelle d’oro” di Riccardo Tesi e Maurizio Geri è cantata a cappella. E poi i classici “Ti stringerò”, grande rhythm and blues all’italiana in stile anni ’60, l’immancabile “Ma che freddo fa” (ma non è mai fuori dal tempo?), “Amore disperato”. Ma su tutte splende fulgido il brano col quale è cominciato il concerto, “Confiteor”, tratto da “Ho scoperto che esisto”, un album scritto interamente da Piero Ciampi nel 1973, senz’altro il migliore di tutta la produzione di Nada, anche se da un punto di vista commerciale fu un flop.

Lavoro complesso, molto personale, dignitosissimo, con il pubblico disposto a lasciarsi trascinare fino in fondo. Questo prodotto musicale “forse non è affatto divertente – dice Nada – ma rende felici”.

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