Abbiamo deciso di intervistare chi si annovera tra i giovani professionisti che si sono affacciati al mondo del lavoro con le nefaste conseguenze che ormai tutti conosciamo, del coronavirus. In più, con uno sguardo all’aspetto psicologico, molto importante nel contesto storico odierno. La dott.ssa Laura Sardone, psicologa clinica con master in psicodiagnostica di Altamura (BA), classe ’91, ha gentilmente risposto alle nostre domande.
Dottoressa Sardone, come si stanno muovendo gli studi privati di psicologia sul territorio? Lei ad esempio ha attivato dei protocolli solidali per supportare le persone in questo momento delicato?
“Gli studi privati, scusi il gioco di parole, si muovono con iniziative private. Ovvero sono decisioni di ogni professionista in maniera autonoma, e poi ce n’è una invece promossa dall’Ordine, con vademecum e consulenza gratuita per chi aderisce.”
Com’è cambiato il mestiere nell’immediato? Come si svolgono le consulenze psicologiche? C’è ancora presenza in studio, o v’è conversione ad altri metodi?
“Io ho cominciato l’attività in maniera tradizionale, e poi ovviamente il Coronavirus ha cambiato tutto. Preferibilmente adesso le interlocuzioni sono in video-conferenza, anche se la terapia psicologica fa parte delle attività sanitarie e quindi è consentita anche in studio, con le dovute precauzioni che tutti conosciamo. Distanza, mascherine, gel igienizzante, ecc.”
Lei ha registrato un incremento od un decremento della richiesta di supporto e consulto?
“Un decremento, anche se alcuni consulti emergenziali per il Covid-19 ci sono stati. Tuttavia, ad esempio, io con gli anziani faccio le domiciliari, ed è molto difficile chiedere loro di usare Skype, Zoom, e le varie piattaforme digitali. Certo a livello telefonico resto a supporto, a titolo gratuito ovviamente. Manteniamo i contatti, specie per le necessità.”
Immagino che gli effetti psicologici ed i disagi economici che toccheranno molti di noi nei prossimi mesi, perdureranno sullo stato di equilibrio dei cittadini. Pensa che anche subito dopo l’emergenza si continuerà a trattare – a livello terapeutico – il coronavirus?
“Da psicologa lo spero. Gli effetti sui professionisti sanitari che si stanno occupando in prima linea, non si stanno vedendo adesso. Quando finirà la frenesia del quotidiano, dell’emergenza, medici – infermieri – OSS – il crollo lo avranno dopo. Nel momento in cui si fermeranno. Penso che in quel frangente lo Stato dovrà fare qualcosa, soprattutto per inserire la figura degli psicologi negli ospedali.
E spero – in linea generale – che le persone stiano imparando l’importanza delle relazioni, delle persone anziane, ma forse un cambiamento c’è stato già. Ognuno è evidente gestisca le situazioni in maniera individuale, i più piccoli, i bambini, i giovani adulti, si porteranno qualcosa dentro in maniera più marcata.”
Lei è una giovane professionista a Partita Iva. Sta subendo la crisi economica indotta dalle chiusure generalizzate?
“Io ad esempio alle famose ‘600 euro’ non posso aderire, avendo aperto da poco e non potendo fare un confronto con il reddito precedente. Quindi comunque è tutto molto complicato. Oltre al discorso fitto per dirle, le spese degli studi professionali continuano a maturare.”











