Fase 2. Si riparte, dicono. Eppure Confesercenti lancia l’allarme per il 40% delle saracinesche abbassate. Incertezza, timidezza, posizioni debitorie accumulate, le imprese sono sfiduciate ed ovviamente dopo due mesi di redditi falcidiati, la gente non ha poi tutto questo denaro da spendere.
Bisogna ripartire, la pizzeria deve riaccendere i forni, il Bar non perdere la fidelizzazione con i clienti, il negozio di abbigliamento smaltire in saldo la merce, il ristorante attrezzarsi per il futuro, e così via, ma conti alla mano conviene?
A Marsala un cliente ha pagato un caffè 50 euro, roso positivamente dalla posizione privilegiata di avere un impiego pubblico. Si perché in questo Paese le tasse le pagano le imprese, anche per i dipendenti con la ritenuta alla fonte sulla busta paga, che poi versano allo Stato per far funzionare la macchina pubblica. Pensioni, emolumenti, politica, sicurezza, sanità, tutto ruota attorno al lievito dell’economia.
La Covip già ci fa sapere che i fondi pensionistici privati hanno subito delle contrazioni nei rendimenti, con i fondi negoziali a –5,2%, i fondi aperti a -7,5%, ed i Piani Individuali Pensionistici a meno 12,1%. Ovviamente anche per il montante contributivo dell’INPS, non si potrà gioire, dato il tracollo del PIL quest’anno che inciderà sul quinquennio di rivalutazione dei versamenti.
Chissà se il nostro eroe della comicità pragmatica nostrana – Checco Zalone (nella foto) – lo avrebbe lasciato il posto fisso nella pellicola Quo Vado?, dati i tempi che corrono. Ce lo ricordiamo benissimo sul manto innevato della Norvegia, scaraventato giù da una Pubblica Amministrazione decisa a ridurre i costi del personale.
Winston Churchill ha espresso a suo tempo un concetto molto lungimirante: “Alcune persone vedono un’impresa privata come una tigre feroce da uccidere subito, altri come una mucca da mungere, pochissimi la vedono com’è in realtà: un robusto cavallo che traina un carro molto pesante.” Se il cavallo perisce nella stalla, chi lo paga lo stipendio?











