Tempi duri e di agitazioni sindacali per ArcelorMittal e l’ex Ilva. Una vicenda ben lontana dal trovare il suo finale con una vendita che ora sembra allontanarsi.
Ieri sera i vertici italiani di ArcelorMittal hanno presentato al Governo il nuovo Piano Industriale per il colosso siderurgico italiano, e sono cifre ben lontane da quelle di cui si ragionava un anno fa.
Sono previsti 3300 esuberi già nel 2020 e saranno previsti ancora fino al 2023, con un totale di occupati che passa da più di 10.700 a poco meno di 7.500. Una notizia che ha spiazzato soprattutto i sindacati, considerando che l’accordo dello scorso 6 settembre prevedeva zero esuberi e l’assorbomento di quasi 2000 dipendenti nell’attività di bonifica ambientale. Chiesta anche una proroga per i tempi di bonifica dei siti inquinati e per la riconversione del territorio. Un calo di un quarto anche la produzione di acciaio prevista, che passa dagli 8 ai 6 milioni di tonnellate.
I nuovi esuberi si aggiungono al personale di Ilva in amministrazione straordinaria già in cassa integrazione per arrivare a un totale di circa 5mila esuberi in azienda. “Come sempre siamo gli ultimi a conoscere i contenuti dei piani industriali ma i primi a pagarne il conto” scrive in una nota la Fim Cisl. ArcelorMittal, durante l’incontro con il ministro dell’economia, dello sviluppo economico e del lavoro avrebbe fatto presente che lo scenario, rispetto all’accordo di marzo scorso al tribunale di Milano (quando si chiuse il contenzioso tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelor Mittal) è profondamente cambiato a causa del lockdown e che le cifre soltanto due mesi fa in base alle quali è stato raggiunto l’accordo non possono più essere mantenute.
Dal punto di vista economico e finanziario, inoltre, la multinazionale franco-indiana ha chiesto un prestito di 600 milioni e un contributo Covid a fondo perduto di 200 milioni, oltre ad un miliardo di euro relativo all’ingresso dello Stato nella società attraverso la ricapitalizzazione.
Ha, inoltre, chiesto ulteriori somme del cosiddetto “patrimonio destinato” che ammonta a circa un miliardo ed è in dotazione ad Ilva in amministrazione straordinaria. Sarebbero le risorse tenute dai Riva, precedenti proprietari dello stabilimento siderurgico pugliese, all’estero e fatte rientrare in Italia con una transazione. Un totale di circa 2 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni statali.
E i sindacati non ci stanno Per loro ArcelorMittal starebbe prendendo la palla al balzo della crisi economica per sfilarsi e strappare condizioni molto più favorevoli ad un contratto già firmato con lo Stato italiano.
“Esuberi, cassa integrazione e ritardi negli investimenti, complimenti a chi ha tolto lo scudo penale dalla scorsa estate e ha dato un ottimo alibi all’azienda per disimpegnarsi.” ha scritto Marco Bentivogli, segretario generale dei metalmeccanici, in una nota. Per la Fiom-Cgil invece, quella del Covid 19 è solo una scusa perché “sono evidenti le condizioni e le responsabilità precedenti alla pandemia, come anche l’indifferenza dell’azienda rispetto all’accordo sindacale sulla piena occupazione”.
Infine, Rocco Palombella, segretario Uilm, sostiene: “Chiediamo al Governo di farci conoscere immediatamente il contenuto di questo piano perché sarebbe inaccettabile che migliaia di lavoratori e intere comunità rimanessero appesi a notizie non confermate ufficialmente o nuovamente a piani industriali secretati. Patuanelli convochi subito incontro al Mise”.











