Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha proposto, in accordo coi sindacati, di allungare la Cassa Integrazione straordinaria per quei settori che continuano a soffrire la crisi pandemica, come il turismo ed alcuni ambiti industriali, che non sono ancora riusciti a ripartire.
Quindi l’idea è di coprire fino a fine anno i lavoratori, con ovviamente il blocco dei licenziamenti. I soldi arriveranno dal “fondo Sure” europeo, con uno stanziamento di 20 miliardi di euro. Erogazioni evidentemente utili a scongiurare il rischio paventato da Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, il quale ha lanciato l’allarme per 700mila – 1 milione di posti di lavoro a rischio.
Addirittura in uno scenario stilato a fine aprile, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1,5 miliardi di persone nel Mondo avrebbero avuto l’impiego in bilico. Uno scenario drammatico, a cui ogni Paese si approccia ovviamente con strumenti diversi, culture diverse, politiche sociali e del lavoro, diversi.
Nonostante il Welfare sia un soggetto sempre più esile, fragile, a cui si cerca di sfrondare le radici, nel nostro Paese è ancora forte il senso di protezione per le classi più indigenti e per il mercato del lavoro. Ed anche sul fronte imprese, a parere di BankItalia, le misure adottate sono state: «Essenziali a scongiurare il materializzarsi di possibili effetti non lineari associati a gravi conseguenze finanziarie, evitando una crisi di liquidità».
Tutto perfetto quindi? Beh no, considerando la drammatica forbice recessiva del Prodotto Interno Lordo, che a chiusura del 2020 potrebbe attestarsi tra il – 9,2% ed il – 13,1%. Numeri da guerra per i quali serviranno davvero misure straordinarie.











