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Domani mattina a Bari un flash mob sulla ricerca precaria nelle Università italiane

Domani giovedì 18 giugno presso la sede della CGIL Puglia, FLC e CGIL promuovo un’iniziativa di mobilitazione sulla ricerca precaria nelle università, in linea con quanto sta avvenendo a livello nazionale in tutte le grandi aree metropolitane e nelle regioni, per fare pressione sul Parlamento e sul Ministero affinché il Decreto Legge e gli ulteriori provvedimenti subiscano una sostanziale inversione di tendenza.

Alle ore 10.30 uno striscione con l’hashtag “il vero rilancio è la ricerca”, sarà appeso sulla facciata della sede della Cgil Puglia in via Calace, al quartiere Stanic di Bari, e con questo gesto simbolico si da il via alla mobilitazione. Saranno presenti anche studenti, ricercatori e docenti universitari perché riteniamo sia fondamentale affrontare un ragionamento complessivo che capovolga l’indice delle politiche del sistema universitario di questi anni.

L’emergenza sanitaria COVID-19 ha pesantemente colpito il nostro Paese e ha messo in luce l’importanza della conoscenza e della ricerca come fattori fondamentali di innovazione e tutela della collettività. Anni di politiche neoliberiste, gli effetti più nefasti della Legge Gelmini, e il progressivo disinvestimento nel Fondo di Finanziamento Ordinario dimostrano in tutta la loro virulenza l’inadeguatezza della gestione del sistema universitario negli ultimi anni. La riduzione del personale docente e tecnico-amministrativo e il progressivo calo dei laureati si sono affiancati all’esplosione di forme di precariato che a tutt’oggi rappresentano la maggioranza della componente accademica.

L’annuncio di un investimento di 1,4 miliardi di euro sull’università pubblica è un primo passo ma non è sufficiente: ora è necessario avviare una profonda riflessione sui meccanismi di ripartizione dei fondi, superando finalmente il perverso meccanismo della premialità. Con la piattaforma Ricercatori Determinati FLC CGIL ha messo in campo in questi anni alcune proposte di lungo respiro: reclutamento, pre-ruolo, necessità di contratti forti e copertura universale di welfare, trasparenza nelle procedure concorsuali e investimenti strutturali, revisione complessiva dei sistemi valutativi e abilitanti. Si tratta di una serie di interventi strutturali che è più urgente che mai attuare.

Inoltre, le misure previste durante la pandemia hanno ulteriormente alimentato le disuguaglianze all’interno del sistema accademico, aggravando le condizioni del precariato su cui questo poggia. L’impossibilità di accesso alle indennità COVID-19, la mancata proroga complessiva dei contratti in scadenza, la sospensione coatta degli assegni di ricerca e di altre forme contrattuali in para-subordinazione, l’aggravio di lavoro e il mancato accesso agli strumenti necessari per la didattica a distanza per i docenti a contratto rappresentano solo alcune delle problematiche che stanno investendo le vite di chi lavora precariamente nelle università. Sul piano del merito poi, gli interventi previsti dal DL Rilancio sono ancora ampiamente insufficienti: estensione Naspi e Discoll, mancata copertura delle indennità per borsisti e dottorandi senza borsa, proroghe delle mensilità contrattuali assenti o totalmente parziali, con meccanismi di cofinanziamento ben lungi da essere garantiti.

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Redazione
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