HomePoliticaReferendum. Le ragioni del “No” (parte seconda)

Referendum. Le ragioni del “No” (parte seconda)

Il 04 settembre su questa testata abbiamo affrontato le ragioni del No al Referendum Costituzionale del prossimo 20-21 settembre, per quanto concerne il taglio dei parlamentari. Adducendo delle motivazioni principali, a cui s’aggiungono i collaterali.

Molte delle questioni sollevate dal fronte del “” infatti, sono strumentali e non vanno al cuore del problema. Per esempio, la rappresentanza dei territori e della voce plurale dei cittadini non andrebbe ridotta, ma migliorata nella qualità.

Un quesito costituzionale fondamentale sarebbe il Vincolo di Mandato, per obbligare i parlamentari eletti con una casacca, in un partito, a non potere in corso d’opera abbandonarlo per andare nel gruppo misto o affiliarsi ad altri movimenti. Se ti eleggo con un mandato popolare preciso, lo rispetti, altrimenti ti dimetti, e ti ripresenti al momento opportuno davanti agli elettori, per farti rieleggere con i tuoi nuovi propositi.

Poi, è corretto vietare le candidature plurime in più collegi, o peggio, paracadutare un calabrese a Bolzano, od un milanese in Basilicata. Proprio per ottemperare al legame territoriale di rappresentanza, basterebbe una legge elettorale diversa, a cui si potrebbe accompagnare un requisito di residenza sufficientemente retroattivo per evitare “brogli” dell’ultim’ora. Con la possibilità in ipotesi di candidarsi nel comune natio, od in quello di residenza da almeno 1-2-5 anni.

Veniamo al nodo dei listini bloccati. Giusto tornare alle preferenze, perché la politica deve esprimersi dal basso, deve chiedere conto ai cittadini, deve guardarli negli occhi e deve conquistarsi la fiducia dei territori. Troppo comodo il sistema odierno, e troppo potere alle Segreterie Nazionali. Ci sono eletti che, se qualcuno avesse dovuto indicarli, non avrebbero nemmeno cavato il voto dei famigliari più stretti.

Tuttavia a questo bisogna affiancare un sistema di selezione della classe dirigente. Ci sono tanti ragazzi bravissimi o professori capaci o gente esperta, che si sono distinti all’interno delle assise pubbliche, che però non avrebbero mai avuto la visibilità mediatica – la capacità economica – ed i legami elettorali per emergere nei comitati e nelle sezioni di partito.

Giorgia Meloni, che oggi guida il partito italiano della destra con consensi a doppia cifra, senza i listini bloccati all’epoca non sarebbe mai stata eletta in Parlamento. Questo per dire che – un sistema 70% / 30% tra preferenze e listino, potrebbe essere l’equilibrio giusto. Lasciando un arbitrio limitato alle segreterie, oppure con primarie obbligatorie interne (solo voto ai tesserati da almeno 1 anno).

La questione dei costi non merita invece troppo spazio nè peso politico.

Spiccioli, centesimi pro-capite, che invece fanno perdere il potere enorme della sovranità del popolo, della possibilità di cambiare le sorti del Paese e di incidere con leggi significative nel percorso di vita di ognuno di noi. Se ci mettessimo a disquisire del costo della sanità, della sicurezza, della tutela dell’ambiente – avrebbe rilevanza rispetto alla tutela sociale della salute, della protezione e della vivibilità? Non si vive di sol denaro.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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