Nel vertice di ieri pomeriggio al Ministero del Lavoro al centro della discussione, per l’ennesimo incontro, il futuro dell’impianto siderurgico di Taranto, stretto tra la crisi economica, le prospettive di uno sviluppo incerto e la nebulosità del futuro lavorativo di migliaia di maestranze.
C’è stata “una discussione franca, le distanze sono significative nella lettura dei fatti tra sindacati e proprietà. Sono stati segnalati problemi legati alla sicurezza e alla effettiva realizzazione degli investimenti, condizione della cig”.
Questo è stato il commento del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al termine del vertice ex Ilva: “Alla luce di questo mi sono sentito di dire con il collega Giorgetti che si deve fare un passo in modo tale che si ripristinino le relazioni industriali, anche alla luce di verifiche che disporrò inviando l’Ispettorato del lavoro per verificare la piena realizzazione degli investimenti e le condizioni di sicurezza”.
Un chiaro strappo tra il Ministero e la dirigenza di Acciaierie d’Italia. Il riferimento di Orlando alla Ad Morselli è più che esplicito, con l’invio a Taranto degli ispettori ministeriali, una mossa spiegabile con la certezza da parte del ministro delle inadempienze di Morselli, così come dimostrato dai sindacati a Taranto.
“Sulla questione delle difficoltà finanziarie di cassa dell’impresa – ha continuato Orlando – c’è stato l’impegno di Giorgetti e mio affinchè si possano trovare strumenti nuovi per dare un polmone più ampio ad Accierie d’Italia per realizzare gli obiettivi di crescita della produzione che sono nei piani”. Tradotto in soldoni c’è l’idea del Governo di una nuova garanzia finanziaria di un miliardo di euro destinata all’approvvigionamento di materie prime indispensabili alla risalita produttiva e all’obiettivo di raggiungere la produzione di 5,7 milioni di tonnellate di acciaio nel 2022, al momento lontanissimo nonostante le rassicurazioni di Morselli.











