“Tra oggi e domani piu di quattromila lavoratori a casa. Le aziende dell’indotto hanno finito gli ammortizzatori sociali. Comprese famiglie fra poco 13-14mila persone senza un piatto a tavola” dice Salvatore De Comito, rappresentante sindacale commentando la vera e propria polveriera sociale che si sta determinando a Taranto, con le aziende dell’indotto di Acciaierie d’Italia che a partire da oggi si stanno trovando senza compenso per il lavoro svolto (sono oltre 100 milioni i debiti accumulati dalla Acciaieria nei confronti delle imprese terze e subappaltatrici), senza ammortizzatori sociali e senza prospettive a breve termine per il proprio futuro.
Nella giornata di oggi i lavoratori delle imprese terze e subappaltanti possono entrare per le operazioni di chiusura delle rispettive sedi, da domani invece non avranno più la possibilità di accedere al siderurgico di Taranto.
Questa la conseguenza della sospensione di 145 aziende dell’appalto disposta da Acciaierie d’Italia, che con comunicazioni della scorsa fine settimana ha motivato come necessario il clamoroso e repentino provvedimento, per cause sopraggiunte.
Questa mattina a Taranto si è svolto un incontro tra le rappresentanze dei lavoratori dell’indotto, alcuni parlamentari del territorio ed i rappresentanti dei sindacati per fare il punto della situazione e cercare di capire come muoversi.
Parlamentari eletti nel territorio e sindacalisti dibattono, nella sede della Camera di commercio di Taranto, su come fronteggiare un’emergenza gravissima, legata alla sospensione.
Intanto le segreterie nazionali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil scrivono ai ministri Urso (Imprese) e Calderone (Lavoro) perché il governo intervenga in maniera decisa, concreta ed immediata in merito alla grave situazione.











