“In un recente libro “Fratelli di Giorgia, il partito nazional conservatore” del Professore Salvatore Vassallo, direttore dell’Istituto Cattaneo, che contiene una seria ed oggettiva analisi del percorso della destra italiana, viene confermato che tra la terza generazione della fiamma e il fascismo non solo non vi è nessun legame, ma che appare irrealistico il solo pensare che questa generazione possa compiere atti non democratici. Con la svolta di An a Fiuggi, la seconda generazione della destra italiana ha abbandonato la casa del padre per non farvi più ritorno, compiendo il passaggio del neofascismo al post-fascismo, integrandosi pienamente nel sistema democratico, a cui già il Msi aveva aderito partecipando sempre ad elezioni democratiche. La mia generazione, guidata da Giorgia Meloni, è figlia di Alleanza Nazionale e ha come riferimento, più che il Msi, la destra nazional conservatrice di An. Non a caso tanti esponenti della terza generazione della fiamma, oggi ai vertici di Fdi e delle istituzioni, hanno condiviso da ragazzi la svolta di An che ha permesso a tutti noi di diventare adulti e di accettare una nuova dinamica della politica, consegnando definitivamente il fascismo alla storia.”
Così Fabrizio Tatarella, Vicepresidente della Fondazione Tatarella, intitolata al padre della destra moderna e democratica italiana.
“La destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti. È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato.”
Questi i passaggi storicamente più importanti del documento “Pensiamo l’Italia, il domani c’è già”, noto come le Tesi di Fiuggi, atto fondativo di Alleanza nazionale. Una destra non più ancorata al fascismo. Da quelle tesi non si può più prescindere, non si può più tornare indietro. È stato Pinuccio Tatarella -continua Fabrizio Tatarella – a sognare e realizzare una destra non più marginale, in grado di uscire da quella condizione di “esuli in patria”, come Marco Tarchi definiva la destra nel nostro Paese. Il lunghissimo dopo guerra in Italia può dirsi concluso proprio grazie al processo di maturazione della Destra italiana che a Fiuggi nel 1995, a Verona nel 1998, Napoli nel 2000 e Bologna nel 2002, in occasione dei suoi congressi e Conferenze programmatiche, riuscì a dimostrare la sua serietà e la sua capacità di andare oltre il ‘900, il secolo delle Guerre con la sua conseguente stagione di odio e rancore che portarono agli anni di piombo.”
“Fu proprio grazie all’evoluzione della destra italiana in moderna destra di governo, democratica ed europea, conclude Fabrizio Tatarella – che Luciano Violante, eletto Presidente della Camera dei deputati, pronunciò parole importanti: “E’ necessario ”comprendere le motivazioni dei vinti, perché’ è un pezzo di storia d’Italia che può non farci piacere, ma che bisogna capire e non rimuovere come se fosse una cosa sgradevole”. Sarà, poi, Giampaolo Pansa a ricordare nel suo “Il sangue dei vinti” il massacro compiuto dagli antifascisti ai danni dei vinti che confermarono che in Italia alla guerra seguì una vera e drammatica guerra civile, dimostrando che tutti i democratici sono stati antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono stati democratici.”











