Una delegazione di Ministri e rappresentanti del governo incontrerà a Palazzo Chigi, mercoledì 20 dicembre alle 11.00, le organizzazioni sindacali per un esame della situazione dell’ex Ilva. Sono stati convocati all’incontro Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Ugl e Usb.
Sulla scottante vertenza e sul più che probabile scenario con il disimpegno graduale (o comunque con il mancato investimento) del socio privato (attualmente di maggioranza) Arcelor Mittal, il governo aveva annunciato alla fine di ottobre il “pieno coinvolgimento” nel percorso con cui assicurare il rilancio del polo strategico siderurgico italiano e la tutela dell’occupazione. Il 9 novembre scorso, quindi, il vertice a Palazzo Chigi tra governo e sindacati.
Nel corso del confronto, aveva fatto sapere l’esecutivo in una nota, i sindacati “sono stati aggiornati sul tema relativo alla sicurezza sul lavoro, questione ritenuta essenziale dall’Esecutivo e sulla quale è stato comunicato che l’azienda Arcelor Mittal è stata diffidata dal mettere in cassa integrazione i lavoratori che si occupano di manutenzione”.
Intanto per i sindacati la trattativa in corso tra il socio privato a quello pubblico (Invitalia) di Acciaierie d’Italia è stata “disastrosa”, “un incontro andato male anche rispetto alle minime aspettative” con “risposte preoccupanti che lasciano l’amaro in bocca”, spiegavano i leader di Fiom Fim e Uilm, Michele De Palma, Roberto Benaglia e Rocco Palombella commentandone l’esito e annunciando uno sciopero a dicembre.
Intanto il limite temporale appare ben delineato: l’assemblea degli azionisti (Arcelor Mittal detiene il 62% delle quote, Invitalia il 38%) è stata aggiornata al 22 dicembre dopo tre incontri andati a vuoto. Sul tavolo c’è la grave crisi finanziaria che richiede una ricapitalizzazione di emergenza di almeno 320 milioni di euro (secondo quanto indicato dall’amministratore delegato Lucia Morselli in un precedente Cda) per pagare la fornitura di gas e far fronte alle esigenze più immediate.
Secondo i sindacati, ma non solo, la strada è chiara: “il governo, con un provvedimento d’urgenza, debba acquisire il controllo dell’azienda, rimuovere gli ostacoli, garantire produzione, sicurezza e ripresa degli investimenti, individuando partner e soluzioni industriali nuove”. Intanto Arcelor Mittal ha rimandato la palla dall’altro lato del campo sottolineando in una memoria di 12 pagine da un lato gli investimenti garantiti durante la gestione dell’ex Ilva, e lamentando dall’altro lato la presunta inadempienza del partner pubblico rispetto agli impegni sottoscritti attraverso i patti parasociali.
Di fatto però servono soldi, tanti e subito. E non si sa chi dovrà sborsarli, se mai verranno sborsati.












