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Concessioni balneari, i parlamentari Pd: “Grazie a ritardi e bugie del Governo si va verso la paralisi”

Il Consiglio di Stato ha confermato l’assoluto diniego ad una ulteriore proroga delle concessioni balneari e ricorda la linea sancita dalla Corte di Giustizia Ue di “dare immediatamente corso alla procedura di gara per assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale”.

Con sentenza è stato quindi rigettato il ricorso di un gestore sul termine finale della durata delle concessioni in essere alla data del 31 dicembre 2023, nonostante il Governo abbia emanato una proroga fino al 31 dicembre 2024.

Nelle righe della sentenza, dunque, vi è un sostanziale fondamento normativo per i Comuni a non rispettare ogni ulteriore ed eventuale proroga, compresa quella attualmente in vigore.

Il tutto mentre è in corso una difficile interlocuzione tra il Governo e la Commissione Europea per arrivare a superare la procedura di infrazione che vede l’Italia inadempiente proprio per l’espletamento delle gare, ex direttiva Bolkenstein.

Per Palazzo Spada, “si tratta di meri assunti, sforniti di prova, in quanto la risorsa è sicuramente scarsa, come questo Consiglio di Stato ha già chiarito nella pronuncia dell’Adunanza plenaria” del 2021, e “la presenza o l’assenza dell’interesse transfrontaliero non dipende certo dalla mera, peraltro solo affermata, limitata rilevanza economica della concessione”.

Dalla Puglia i parlamentari del Partito Democratico Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra commentano così questa complessa situazione che, nel corso degli anni, nessuno ha peraltro saputo risolvere, da una parte con la tutela degli investimenti già fatti e delle concessioni in essere, dall’altra parte con la direttiva sulla concorrenza dell’Unione Europea.

“Con la sentenza del Consiglio di Stato arriva l’ennesimo rovinoso fallimento del Governo Meloni, questa volta firmato Matteo Salvini e Daniela Santanché. Lo stop alle proroghe delle concessioni balneari e il conseguente obbligo a indire nuove gare a poche settimane dall’inizio della stagione estiva significa solo una cosa: paralisi degli stabilimenti e delle strutture in concessione su tutte le coste della penisola. Un meteorite che si schianta sull’estate italiana e in modo particolare su tutti quei territori, prevalentemente nel Sud, che fondano grossa parte della loro economia sul turismo. Tutto ciò avviene perché, invece di trovare per tempo soluzioni adeguate, si è pensato di poter truccare i numeri, presentando in UE una mappatura surreale che faceva passare zone portuali per spiagge libere. Anche oggi il prezzo di questo bluff è altissimo e lo pagheranno imprenditori, lavoratori e tutte le comunità coinvolte.”

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Redazione
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