Si è svolto ieri un incontro sulla Cassa Integrazione che dovrebbe coinvolgere oltre 5200 dipendenti dell’ex Ilva che dai sindacati è stato giudicato insoddisfacente.

L’incontro si è svolto al ministero del Lavoro con i commissari di Acciaierie d’Italia, che hanno avanzato la richiesta di cassa integrazione per 5.200 lavoratori, di cui 4400 nello stabilimento tarantino. Una richiesta, secondo il coordinatore nazionale per la siderurgia della Fiom Loris Scarpa, “assolutamente non soddisfacente, e che conferma la nostra impostazione nel respingere la cassa. A noi servono elementi di certezza, serve sapere quando arrivano i soldi per fare tutti gli interventi che sono stati annunciati”. Al momento, continua Scarpa, non risulta che arrivino altri soldi. L’ex Ilva “sta ancora attendendo i 320 milioni di euro del prestito ponte. E’ una discussione sulla cassa integrazione alla quale manca l’elemento centrale, quello che stiamo chiedendo da tempo, cioè il lavoro”.

Per Valerio D’Alò della Fim, se una cassa integrazione deve partire, “deve dare certezze non solo sui livelli di produzione attuali, ma anche su quello che succede se gli impianti ripartono e le tonnellate prodotte aumentano. Per noi questo è fondamentale”. Per i lavoratori, la Fim chiede “integrazioni salariali, rotazioni, formazione in presenza e tutto quello che può essere messo in campo. L’azienda ha già dato le sue disponibilità anche ad una integrazione salariale che tocchi il 70%, e la porti al livello di quella dei lavoratori di Ilva in assistenza straordinaria. E’ stata chiesta la tutela all’interno del
percorso di tutto il bacino dei lavoratori. Su questo c’è apertura, c’è disponibilità”.

Secondo il segretario nazionale dalla Uilm e responsabile Siderurgia, Guglielmo Gambardella, “non si può continuare a parlare solo di cassa Integrazione, legata alla durata dell’amministrazione straordinaria, senza avere un percorso di ripresa di tutte le attività e che ci faccia vedere una prospettiva di risalita produttiva e di rientro di tutti i 5.200 lavoratori, avendone già 1.600 in cigs nell’Ilva in amministrazione straordinaria, e che dia garanzie anche ai lavoratori delle aziende dell’indotto”.

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Redazione
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