HomeCulturaMusica, Nina Simone, sacerdotessa del Soul celebrata al Bari Internazional Gender

Musica, Nina Simone, sacerdotessa del Soul celebrata al Bari Internazional Gender

Tra i numerosi appuntamenti della X edizione del Bari International Gender, festival multidisciplianre incentrato sulle differenze di genere e gli orientamenti sessuali, abbiamo seguito quello dedicato a Nina Simone, icona della musica blues. Si tratta di un monologo/concerto ideato e allestito da Luigi De Angelis, della compagnia Fanny & Alexander, che ne ha curato anche la regia e le luci.

Facendo uso di documenti audio, interviste radio tv, e dichiarazioni, è stato messo insieme un ritratto significativo della vita e della carriera di Nina Simone, donna eccezionale: non solo una grande interprete (l’autorevole rivista americana Rolling Stone l’ha classificata al 29° posto nella lista dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi), ma anche una persona che ha fatto della lotta per i diritti civili una ragione di vita.

Con la tecnica dell’eterodirezione sul palco del Nuovo Teatro Abeliano la cantante è stata rappresentata da Claron McFadden, soprano statunitense dalla voce duttile e dalla straordinaria versatilità. Di colore come Nina, Claron ha abbandonato gli USA per motivi di carattere razziale per andare a vivere in Olanda. La McFadden si è calata interamente nella personalità della jazz singer, quasi fosse una sensitiva, e in tale veste si è raccontata inframezzando le parole con le più celebri canzoni. In un flusso continuo il parlato si trasformava in canto e il canto tornava a diventare parlato: una performance nella quale aldilà delle qualità vocali e interpretative, notevolissime, l’elemento saliente è stato l’intensità emotiva della immedesimazione.

Eunice Kathleen Waymon (questo il vero nome, diventato poi Nina, perchè un fidanzato la chiamava ‘nina’ in spagnolo, ‘piccola’, e perchè a lei piaceva moltissimo Simone Signoret) nasce nel 1933 nella Carolina del Nord in una povera famiglia. La  signora presso cui la madre va a fare le pulizie le insegna a suonare il pianoforte; la comunità nera nella quale vive raccoglie i fondi per farla studiare alla “Julliard” School di New York. Alle prove di ammissione, nonostante il suo talento chiarissimo, viene respinta perchè ‘nera’. Ma un altro episodio la farà diventare attivista contro il razzismo: a 11 anni al suo primo recital nel municipio della sua città i suoi genitori che erano in prima fila vengono cacciati nell’ultima fila perchè ‘neri’: lei si rifiuta di suonare fin quando i genitori non vengono fatti tornare al loro posto. Per il colore della pelle sfuma il suo sogno di diventare la prima musicista nera di musica classica. Malcom X, Martin Luther King, Lorraine Hansberry, la prima scrittrice nera, divennero suoi amici nella battaglia per i diritti civili.

La personalità complessa ed emotiva di Nina, il suo coraggio, la ricchezza espressiva, la forza di volontà, la sfida perenne al potere, il suo senso di giustizia rivivono attraverso la sensibilità di Claron in un recital che denuncia, incupisce, commuove, fa riflettere. Le canzoni più significative vengono tutte rigorosamente riproposte: “Pirate Jenny” dall’”Opera da tre soldi” di Brecht (incauto invito alla rappresaglia contro il razzismo), “Mississippi Goddam”, un inno per i diritti civili in risposta all’omicidio dell’attivista Medgar Evers e all’attentato dinamitardo in una chiesa di Birmingham ad opera del Ku Klux Klan, nel quale perirono quattro bambine nere; la splendida “Little Girl Blue”, dove ‘blue’ sta per malinconia; la struggente “Dam-Balà”, altra denuncia del razzismo; “West Wind” di Miriam Makeba, che lottava contro l’apartheid in Africa; “Mr. Blacklash Blues”, un blues sovrano in perfetto stile, “Color is a Beatiful Thing”, “Four Women”, “Sinnerman”.

Momenti sospesi di pura musica in una costante tensione poetica: nella espressione di una voce si può scoprire  molto dell’anima di chi la canta. Claron è perfetta nella sua coerenza di interprete artista quando afferma “Non imito Nina, ho il mio calore vocale, ma la sua energia passa attraverso di me”.

Dopo quelli a scena aperta arrivano gli applausi finali e la McFadden concede per il bis un classico assoluto, interpretato superbamente: “I Put a Spell on You”.

“Nina Simone è la prova che il genio femminile esiste davvero” (Germaine Greer)

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