Oggi è l’ultimo giorno utile per presentare la propria offerta di acquisizione dell’ex Ilva di Taranto. Infatti alla mezzanotte scadono i termini per la presentazione delle offerte vincolanti, dopo il rinvio disposto nello scorso novembre.
Saranno i Commissari Straordinari a dover valutare l’offerta migliore. Nel bando di vendita si vorrà privilegiare la vendita in blocco unico, anche se pare che siano molti i potenziali acquirenti interessati a rilevare solo pezzi dello stabilimento, con soluzioni tutte osteggiate dai sindacati.
Per il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci “a volte la politica si smarrisce nel clamore di argomenti poco importanti e sicuramente molto distanti dai bisogni fondamentali dei cittadini. Poi arrivano inesorabili scadenze a cui tutti, da una parte all’altra degli schieramenti e dei ruoli, hanno lavorato per anni, spesso in mezzo a contrapposizioni aspre, nel guado di interessi legittimi ma di parte, con l’aspirazione di proteggere e magari finalmente valorizzare il percorso della intera comunità ionica. Oggi è uno di quei giorni, come ce ne sono stati forse altri dal 2012, ma certamente come, innanzi al possibile ripetersi di errori e divisioni inutili, non ne capiteranno probabilmente più. Almeno come non ce ne saranno più così tanto sostenuti dalle risorse europee e dalla consapevolezza dei soggetti decisori, da un certo allineamento istituzionale e finanche dalle oggettive questioni tecniche e di mercato. L’alternativa, come ci viene ripetuto da molto tempo dagli esperti, non è una panacea ricreativa per la città, come da tristemente note speculazioni elettorali, ma una delle catastrofi industriali, sociali ed ambientali più rilevanti della storia del nostro Paese.
Spira proprio oggi, infatti, il termine per presentare offerte formali finalizzate all’acquisizione dei compendi aziendali dell’ex Ilva, con le sue molteplici e complesse implicazioni, che non è più il caso di richiamare a ciascuno di noi. E’ ridondante ormai riportare che non sono gli Enti locali che valuteranno le proposte, che non sembrano nelle ultime ore poi essere numerose, ma dovrebbe servire ulteriormente, al contrario, ribadire a tutti che il traguardo della completa decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, della chiusura definitiva degli altiforni e degli impianti inquinanti, dello switch verso i forni elettrici e la tecnologia DRI risulta l’unico approccio in grado di essere sostenuto sia dalle regole che attivano i citati fondi pubblici, senza incorrere in infrazioni, che dalla collaborazione delle autorità responsabili di sorvegliare la salute di uomini ed ecosistemi.
La decarbonizzazione, cioè, presumibilmente con livelli produttivi più contenuti, è la strada obbligata, quella da perseguire, il punto di arrivo che era stato preconizzato già anni fa da Comune, Provincia e Regione.
Sappiamo già che questo approccio richiederà sacrifici ingenti, per esempio in tema di gestione del carico occupazionale, di assicurazione delle forniture e dei costi energetici, piuttosto che di riorganizzazione di altre condizioni operative ed amministrative nei confronti del settore pubblico. E occorrerà ancora qualche mese per mettere in ordine tutte le situazioni ovviamente. Ma dinnanzi alla possibilità di allestire presto un tavolo pratico e risoluto tra tutte le parti, niente deve più spaventare.
In questa giornata così storica per Taranto, auguriamo, perciò, ai Commissari di Governo un positivo e sereno discernimento sulle proposte che giungeranno, con la speranza che il prezzo di acquisto contenga tutti quegli obiettivi e quelle aspettative collettivi sopra evidenziati, e non già mere considerazioni economiche o, peggio, il desiderio di disfarsi in fretta di una vicenda spinosa. Perché altrimenti il saldo sarebbe come sempre a danno dei cittadini e forse delle future politiche industriali del sistema Paese. Mentre alla classe dirigente del territorio ed alle parti sociali tutte auguriamo unità e lucidità, lontani da slogan e ideologie. Stavolta o si vince tutti insieme oppure ci attende la catastrofe, che non lascerà indenne proprio nessuno”.











