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Il valore educativo della musica: il Collegium Musicum a Villa Rocca esegue Hindemith

Il maestro Rino Marrone, direttore del Collegium Musicum, è sempre attento a leggere in una diversa valenza la musica classica, conferendole una interpretazione personale che costituisce un valore aggiunto. E in questa operazione ne guadagna una migliore e più efficace diffusione della cultura in generale e della musica in particolare. Non a caso negli ultimi anni il maestro sta programmando concerti anche nell’Istituto Penale per Minorenni della nostra città. Se per qualcuno la musica può avere anche un valore terapeutico perché non dovrebbe averne anche uno educativo? Ed ecco allora che l’attenzione deve essere rivolta ai bambini, alle scuole.

E’ questo lo spirito con il quale, per la XXX Stagione Musicale del Collegium Musicum, Marrone ha pensato di sottolineare questo aspetto concretizzandolo con un progetto appositamente elaborato. Per farlo ha studiato le composizioni di un musicista tedesco del ‘900, Paul Hindemith (1895 – 1963), uno di quei personaggi originali e scomodi, che dovette trasferirsi negli Sati Uniti perché contrario al Nazismo. Dal suo repertorio sono stati scelti il “Minimax Repertorium per Musica Militare” e “Costruiamo una città”. Il concerto si è tenuto all’aperto, e ha avuto per cornice la sede dell’Accademia Pugliese delle Scienze, Villa La Rocca, a Bari.

Nella prima parte è stato eseguito il “Minimax”: scritto per quartetto d’archi in soli due giorni a luglio del 1923, l’opera ben si allinea con le posizioni pacifiste del compositore, quelle che  avrebbero preso forma in seguito in maniera più decisa. Si tratta di una simpatica parodia, per meglio dire forse una presa in giro, delle marce militari, basandosi anche su melodie popolari dell’epoca. Addirittura i musicisti che suonarono per la prima volta “Armeemarrsch 606” indossarono elmetti di carta. Un modo di irridere e deridere per debellare l’esaltazione della guerra come elemento di affermazione dei popoli. Non è il modo per non pensare alla violenza scherzandoci sopra, ma quello per rifletterci e ripensare i conflitti in una atmosfera pacifica. Il quartetto, formato da Cristina Ciura e Carmine Scarpati ai violini, Giuseppe Grassi al violoncello e Paolo Messa alla viola, ha ben interpretato lo spirito di Hindemith, creando un’atmosfera lieta, divertente e divertita fino alla fine, quando nell’ “Alte Karbonaden” il violoncello ha eseguito note volutamente sbagliate.

Nella seconda parte al quartetto si sono aggiunti Michele Bozzi al flauto, Paolo Russo alla tromba, Stefano Baldoni alle percussioni, Giambattista Ciliberti al clarinetto e Wu Hsueh-Ju al contrabbasso, e sono arrivati circa trenta bambini, di bianco vestiti, componenti il Coro Vox Juvenes il Coro InCanto Cometè, diretti dalla maestra Emanuela Aymone; sul podio il maestro Marrone, ovviamente.

Hindemith compose “Costruiamo una città” nel 1930 su libretto di Robert Seitz, e non volle mai arrivare a una versione orchestrale definitiva, lasciando in tal modo piena libertà agli interpreti. I testi possono essere modificati e la partitura, pur rispettando l’impianto melodico, può essere adattata all’organico a disposizione. L’elaborazione questa volta è stata affidata a Massimo De Lillo, e in tal senso è stata una prima esecuzione assoluta. Si tratta di dieci filastrocche in musica in cui si delinea una città ideale, quella in cui tutti vorremmo vivere e che rimarrà per sempre futura. Fanno tenerezza i bambini, di età differenti, ma tutti uniti nella coesione corale  che ne fa un corpo unico. Ed è in occasioni come queste che la musica acquista una funzione formativa, pedagogica, oltre che etica. Le filastrocche sono alternate dalle letture degli scritti di alcuni bambini; sono sogni, riflessioni, auspici, forse promesse: giustizia, solidarietà, armonia, ecologia, accoglienza e integrazione, pace, senso civico, vivibilità, tutte suggestioni che si possono tradurre nella parola ‘Amore’! E’ il linguaggio dell’innocenza che si fa creatività collettiva. La musica e i canti fluiscono liberamente gioiosi e leggeri nell’aria, lasciando alle voci infantili il compito di ispirare speranze in un mondo migliore.

In fondo dovremmo tutti cercare la nostra città interiore.

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