Ora c’è l’ufficialità: Antonio Decaro scoglie le riserve e affida ai social dichiarazioni che sembrano inequivocabili: “Io sono pronto a candidarmi alla presidenza della Regione Puglia”. Parte il carro social: si rincorrono condivisioni, espressioni di giubilo, repost e commenti di chi, da tempo e neanche troppo sottovoce glielo chiedeva “Antonio, che hai deciso?”
Per molti lettori questa decisione potrebbe apparire molto scontata, ma così non è. Le voci si sono rincorse per quasi tutta l’estate, tra schermaglie interne ed esterne, tra attacchi più o meno velati, tra endorsement voluti, pretesi e rifiutati. Negli ultimi mesi poi, complice l’uscita del suo libro, Decaro è stato molto a contatto con le comunità pugliesi, raccogliendo richieste che, per dirla tutta, apparivano già chiare dalle ultime tornate elettorali dove l’ex sindaco di Bari aveva raccolto un voto di plebiscito.
Si dice pronto Decaro che chiede, però, libertà da ogni vincolo. Chiede di assumersi dunque le proprie responsabilità l’europarlamentare barese e di farlo senza essere ostaggio di nessuno. Un modo politcally correct per smarcarsi da alleanze, liste e persone non gradite insomma.
A rispondere in maniera dura all’annuncio social di Decaro però ci pensa subito il centro destra. Romito, Melchiorre e Ciaula in testa.
Fabio Romito, consigliere in quota lega al Comune di Bari e Consigliere regionale, lancia la sveglia: in attesa di una decisione a livello nazionale si perde terreno e si rischia di creare malcontento nell’elettorato. Insomma per Romito la partita è tutt’altro che chiusa, ma bisogna accelerare con la scelta del candidato presidente.
Filippo Melchiorre in quota FdI rievoca la parabola della trave e della pagliuzza, scagliandosi con Decaro, reo a suo avviso, di dimenticare le passate indagini di “Codice interno” che hanno visto proprio l’amministrazione del Comune sotto indagini e che hanno avuto come conseguenza il commissariamento di tre aziende pubbliche del Comune di Bari.
Anche Antonio Ciaula capogruppo FDI, attacca l’ex Sindaco di Bari spiegando come Decaro voglia “voltare pagine” avendo egli stesso amministrato Bari negli ultimi anni. Insomma un cambiamento solo di facciata mantenendo “potere e problemi irrisolti”.
A margine di queste schermaglie estive sui social incombe accendere un faro su ciò che andrebbe davvero discusso. Il fatto che le decisioni, ancora una volta, arrivino dall’alto e non dal territorio ad esempio. Chi dovrà candidarsi dovrà essere scelto infatti dai partiti nazionali e non dal tessuto territoriale, un gap che si scontra spesso con la scelta democratica del popolo. In secondo luogo i temi: al di là delle beghe tra partiti, della loro forza mediatica, comunicativa e propagandistica appare urgente ricordare, ancora una volta, come più che una battaglia sui nomi debba esserci una battaglia sulle idee. E di quelle, sui social, non se ne vede l’ombra, detto onestamente neanche nei tanti commenti che coronano i post degli uni e degli altri. In entrambe le fazioni dei due schieramenti ci si limita a brevi commenti privi di spunti ideologici e costruttivi.
La Regione Puglia presenta problemi che vanno risolti, le lunghe liste di attesa nella sanità pubblica con reparti a volte sguarniti e con personale preso a schiaffi e pugni, la crisi idrica con invasi vuoti e piogge intermittenti, la criminalità che colpisce e affonda nella viralità dei social, le pari opportunità che ormai non sono né pari né opportunità con il ceto medio in difficoltà costante e le donne che continuano ad arrancare in ruoli di potere, il ruolo dei giovani e degli studenti con difficoltà estreme nella ricerca di occupazione e di un’abitazione dovuta al fenomeno dell’overtourism che, se la tendenza di quest’anno dovesse confermarsi (vedi spiagge vuote salvo a ferragosto), potrebbe trasformarsi presto in undertourism con turisti, esteri in primis, pronti a scegliere terre più accoglienti o periodo più alla portata delle proprie tasche.
Insomma, che il dibattito, quello vero, abbia inizio.











