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La Procura della Repubblica di Bari ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 19 persone. Il provvedimento giunge al termine di articolate e complesse attività di polizia giudiziaria condotte dai finanzieri del Comando Provinciale di Bari. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di reati gravi quali malversazione ai danni dello Stato, autoriciclaggio, evasione fiscale e illeciti legati alla crisi d’impresa.
Il meccanismo della frode: 18 aziende fantasma per ottenere i sussidi
Le indagini, coordinate dalla Procura barese e sviluppate sul campo dai militari del Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Bari, hanno permesso di portare alla luce un sistema fraudolento ben strutturato. A capo dell’organizzazione figurerebbe un soggetto residente a Bari che, supportato dai propri familiari e da diversi prestanome, gestiva occultamente ben 18 società.
Queste imprese erano state costituite con un unico obiettivo: richiedere e ottenere illecitamente i finanziamenti pubblici stanziati dal Governo per sostenere il tessuto economico durante l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19.
Fatture false, autocertificazioni fittizie e autoriciclaggio
Le società fittizie – tre delle quali sono state sottoposte a una verifica fiscale mirata da parte dei finanzieri di Piazza Mercantile – operavano su più livelli illeciti:
Venivano utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti di altri imprenditori.
Servivano a presentare numerose istanze per l’accesso ai finanziamenti garantiti dal Ministero dello Sviluppo Economico, allegando documentazione falsa per attestare il possesso dei requisiti richiesti.
Una volta incassati i contributi statali, i fondi venivano rapidamente spostati sui conti correnti personali degli indagati o prelevati in contanti. Questa strategia mirava a far perdere le tracce del denaro e a impiegarlo per finalità private, configurando così il reato di autoriciclaggio.
Dal fallimento aziendale ai provvedimenti giudiziari
Il sistematico occultamento delle scritture contabili e la contestuale distrazione dei capitali hanno provocato il dissesto finanziario di due delle società coinvolte nella frode. Per queste ultime, il Tribunale di Bari ha successivamente dichiarato la liquidazione giudiziale con apposita sentenza.
Sulla base delle prove raccolte dai militari del Nucleo Operativo Metropolitano, il G.I.P. del Tribunale di Bari ha disposto un decreto di sequestro preventivo focalizzato sui reati di malversazione e autoriciclaggio:
622.500,00 euro bloccati nei confronti di due dei principali indagati come profitto illecito della truffa.
Questo provvedimento si aggiunge a quello già eseguito a novembre 2023 per illeciti tributari, che aveva portato al sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per circa 1,2 milioni di euro.
Infine, a conclusione dell’interrogatorio preventivo di garanzia, il G.I.P. del Tribunale di Bari ha applicato nei confronti di uno dei soggetti coinvolti la misura cautelare personale degli arresti domiciliari.











