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Ci sono storie che sfidano la logica prima ancora che la burocrazia. È la vicenda di Graziella, 58 anni, per mesi costretta a dormire sotto i portici del Teatro Piccinni, nel pieno centro di Bari. A renderla un caso emblematico è un dettaglio non da poco evidenziato dall’avvocato Laura Lieggi: la donna è proprietaria di un appartamento a soli quindici minuti a piedi da lì. Non una casa che possedeva un tempo, ma un’abitazione di cui detiene tuttora la piena proprietà.
Tutto ha inizio con le infiltrazioni d’acqua dal solaio di copertura della sua abitazione. Dopo anni di richieste inascoltate per la riparazione del tetto, Graziella decide di sospendere il pagamento delle quote condominiali come forma di protesta. Una scelta che innesca una reazione a catena: la procedura esecutiva immobiliare, l’intervento del custode giudiziario e il provvedimento di rilascio, fino al momento in cui la donna viene sgomberata dalla propria casa senza alcuna sistemazione alternativa predisposta.
La perizia del Comune: «Interventi improcrastinabili sul solaio»
La conferma che le segnalazioni della donna fossero fondate arriva il 22 ottobre 2025. I tecnici del Comune di Bari eseguono un sopralluogo nell’appartamento di via Pascoli, verbalizzando una “presenza diffusa di quadri umidi ad intradosso del solaio di copertura”, insieme a distacchi di intonaco e lesioni nel vano scala.
L’atto pubblico dell’ufficio tecnico qualifica le riparazioni come “improcrastinabili”, richiamando l’articolo 677 del Codice Penale. Quando il documento viene depositato, tuttavia, Graziella si trova già fuori dalla sua abitazione da diversi mesi.
Il paradosso legale: il pignoramento si ferma, ma il rientro è bloccato
Con il tempo la situazione giuridica cambia: il pignoramento immobiliare viene convertito in mobiliare e l’immobile esce dalle aste giudiziarie. La casa non è più in vendita ed è a tutti gli effetti nella disponibilità della donna.
A questo punto subentra un nuovo ostacolo: l’appartamento viene dichiarato inagibile e non idoneo all’abitazione proprio a causa dei danni al solaio. Quello stesso tetto da cui erano partite le proteste non è stato mai riparato. Per l’esecuzione dei lavori – dal costo di poche migliaia di euro che potrebbero essere coperti dal condominio o dalla relativa assicurazione – non sono ancora arrivate risposte concrete, lasciando la casa vuota e la proprietaria all’aperto.
Mobilitazione civica e nodi legali
Sulla vicenda si è mossa una vasta rete di cittadini e associazioni. Come ricostruito nel dettaglio dall’avvocato Laura Lieggi, un’avvocata, sollecitata dai residenti per assistere la donna, ha presentato un’istanza al Giudice Tutelare per essere autorizzata a intervenire. L’atto è stato inizialmente rigettato e trasmesso al Consiglio Distrettuale di Disciplina per una presunta prevaricazione dell’amministratore di sostegno; il procedimento disciplinare si è successivamente concluso con l’archiviazione per manifesta infondatezza.
Al momento, a seguito delle sollecitazioni civiche, il Comune di Bari ha assegnato a Graziella una sistemazione temporanea della durata di sei mesi, senza garanzia di ulteriore proroga. Una soluzione ponte che non risolve il problema alla radice: la donna non chiede un alloggio popolare o una misura assistenziale, ma solo gli interventi di manutenzione necessari per poter riaprire la porta di casa sua.











